Una Tisana con … Stefano Cortese

Ciao,

oggi saremo ospiti di un autore nella sua casa tra i boschi,  un posto molto adatto a questo periodo di feste.

Buona lettura 🙂

DOMANDE

 1 – Per iniziare dimmi dove preferisci che ci sediamo per chiacchierare con la nostra tazza di tisana e perché hai scelto questo luogo.

Innanzi tutto ti ringrazio per avermi offerto da bere. Vorrei mettermi comodo sotto il portico di casa mia a Gesualdo, in provincia di Avellino. È una piccola abitazione di campagna immersa nei boschi irpini. Qui c’è tutto quello per cui scrivo e da cui sono motivato: le valli che cadono nei querceti, i ruderi delle antiche case di famiglia, i fichi selvatici che garriscono al vento e i cani che abbaiano in lontananza. (ti va di condividere una parte di questo posto bellissimo con una foto? In realtà, credo di non aver mai scattato una foto!) Peccato 😦

 2 – Che tisana hai scelto e perché proprio questa?

Un infuso di menta. La menta lascia in bocca sempre quel senso di fresco dopo il calduccio iniziale!

 3 – Se dovessi venire in camera tua, che libri troverei sul tuo comodino?

Oggi troveresti due romanzi: Lo stadio di Wimbledon di Daniele Del Giudice e Sorgo rosso di Mo Yan. Il primo è una sorta di biografia del “non scrittore” triestino Bobi Bazlen (ti va di dirci di cosa parlano?)  Il primo è un romanzo sul critico triestino Bobi Bazlen e sul perché non ha mai scritto, l’altro è un romanzo storico – epico, la storia di una famiglia di banditi e produttori di vino di sorgo tra l’epoca dei signori della guerra e la seconda guerra sino – giapponese (grosso modo 1925 – 1945). Un romanzo crudo, violentissimo.

 4 – E nella tua borsa?

Non porto mai un libro in borsa, salvo quando viaggio. Nel caso sarebbero sempre gli stessi!

 5 – Preferisci leggere in cartaceo o E-book?

Ho letto sempre cartaceo, anche se ammetto che gli E-book siano di una comodità disarmante. Probabilmente un giorno mi ci abituerò, ma non credo a breve giro. 

 6 – Hai mai letto i fumetti? Se si, quali? Ne hai uno che ti è rimasto nella memoria?

Da bambino sono stato un avido lettore di Dylan Dog. Li compravo usati in un negozietto che oggi non esiste più, una fumetteria maleodorante che si trovava in piazza Monteoliveto, a Napoli. Il proprietario era un decorato di guerra senza una gamba, che credo vivesse e dormisse all’interno della fumetteria. C’erano mucchi e mucchi di fumetti e riviste impolverate lì dentro, pile intere di Dylan Dog che passavo ore a scartare per scovare le storie più agghiaccianti. Crescendo, però, mi sono stufato della serialità e ho preferito le graphic novel. Ho amato alla follia Watchmen e From Hell di Alan Moore.   (quella fumetteria mi ha dato una idea per un  libro 🙂 )

 7 – Ti piace andare al cinema, a teatro? Cosa preferisci vedere? Quale è l’ultimo film che hai visto? Ti è piaciuto? E a teatro?

Ho iniziato ad appassionarmi alle storie attraverso il cinema, quand’ero molto piccolo. Per buona parte della mia adolescenza ero addirittura convinto che avrei fatto il regista e qualcosa deve essere rimasto di questa fascinazione nel mio modo di scrivere: tendo sempre a concepire le scene delle mie storie come in camera di montaggio. Voglio che la consequenzialità delle azioni sia visiva più che descrittiva. L’ultimo film che ho visto è stato I figli del fiume giallo di Jia Zhangke durante una proiezione pubblica in una libreria qui a Napoli. Per il teatro è diverso. Mi sono diplomato attore nel 2013 dopo un corso triennale, ma ho abbandonato le scene perché l’ambiente mi ha deluso. (perché  ti ha deluso?)  Gli attori non smettono mai di recitare, almeno quelli che ho conosciuto io. Io uso la recitazione quando lavoro, ma fuori non mi piace, mi sento un ladro.

Non ricordo l’ultima volta che sono stato a teatro. Credo fosse per uno spettacolo su Van Gogh di cui però mi sfugge il titolo. Spero presto di vedere qualcosa di Filippo Timi, il suo Favola è stato destabilizzante. (è molto bravo come attore,  ma se non ricordo male è nato come scrittore 🙂 ) Si esatto è un drammaturgo formidabile.

 8 – La TV la guardi? Cosa? Ci sono serie TV che segui? Una serie TV che hai visto quando eri più giovane e che ti è rimasta nel cuore.

Come ho già detto, la serialità a lungo andare mi annoia, quindi tendo sempre a prediligere serie TV che non si dilunghino in troppe stagioni. La serie che mi ha influenzato di più è stata certamente Roma, due stagioni firmate dall’immenso John Milius sulla decadenza della Repubblica romana ai tempi di Giulio Cesare. Inesattezze storiche a parte, è un’opera potente, cruda e sincera.

 9 – Domanda classica, quando hai iniziato a scrivere e perché.

Ho iniziato nella vasca da bagno, con gli squali, quando avevo 3 anni. Lì, in quell’acqua bollente e piena di schiuma, ho capito che amavo raccontare storie. Avevo squali, balene e altri animali giocattolo quand’ero bambino e passavo ore in ammollo a far affondare navi e equipaggi che finivano tra le fauci di quelle bestie. Erano storie tragiche, raramente andavano a buon fine! (Insomma ti piace la tragedia 🙂 ) Sì… è l’unica forma d’arte catartica, anche se la commedia funziona di più, anzi, funziona sempre. Se lo dice Dante deve essere vero!

10 – Come mai hai scelto questi generi di scrittura così diversi tra loro?

Non potrei parlare di scelta, quanto più di vocazione. Se una storia mi convince e trovo tutti le connessioni e gli elementi adatti a raccontarla, lo faccio, senza domandarmi troppo a che genere appartenga.

  • Ti definisci un lettore tardivo, cosa intendi?

Ho iniziato a leggere tardi e, anzi, non mi piaceva per niente. Mi annoiavo subito e ci sono voluti anni prima che riuscissi a leggere per intero un libro da solo. Preferivo ascoltare, lasciarmi cullare dal racconto. Oggi ci tornerei volentieri a quell’antica riluttanza… (ricordi il primo libro che hai letto per intero e… allora ti piacciono gli audiolibri.)  No, per niente! Anzi, li detesto, sembra di avere uno scocciatore perennemente attaccato addosso. (ahahah)  No, era una cosa di quel tempo. Adesso sarebbe impossibile.

  • So che hai un libro a cui tieni molto legato alla tua infanzia, ce ne vuoi parlare? (se vuoi postare la copertina puoi farlo)

Sì, è vero, si tratta delle Fiabe e novelline di Guido Gozzano. C’è una dedica all’interno, datata gennaio 1993, avevo appena compiuto tre anni. Erano le storie che preferivo ascoltare di più, avevano una delicatezza che a tante altre favole mancava. (ne avevi una preferita?)  Quella di Piumadoro e Piombofino, la favola di una fanciulla che continua a diventare leggera fino a volar via come un soffione. (che bella immagine 🙂 )

  • Quando ti è venuta la voglia di raccontare, cosa ti ha spinto a provare?

Come ho detto, ero molto, molto piccolo. Però, la prima volta che ho messo la penna sul foglio davvero è stato alle scuole medie. Scrissi alcuni racconti horror, sul modello di quelli di William Hope Hodgson. Racconti raccapriccianti si intitolavano. Li raccolsi in un quaderno e vi applicai in copertina col nastro adesivo un’illustrazione da me realizzata. Volevo l’oscurità, solo così potrei dirlo. Cerca di immaginare una piccola stanza, illuminata da una candela o qualcosa di simile. La luce mostra le tenebre, più che diradarle. Sentivo di volere quell’effetto, di averne bisogno. Poi, lentamente, questa necessità si è sostituita a me, e a volte mi lascia quasi menomato nella vita quotidiana. “Ma a che pensi?” è una domanda che mi viene posta spesso. Io non posso scegliere e forse non ci ho mai provato davvero, l’ho fatto e basta. Anzi, ho provato il contrario, ci provo sempre: non farlo. È davvero difficile, spesso insopportabile.  (in un gioco di luce e ombre ..a te piacciono di più le ombre, come mai?)  Perché la luce è falsa. Viviamo in un universo fatto di tenebre perenni, in cui la dicotomia luci/ombre non sussiste è un’illusione. Non dico che non sia bramoso di luce, ma non come scrittore. La luce è una cosa che non voglio scrivere, voglio solo viverla, assimilarla e dimenticarla. (mi sembri un po’ pessimista)

  • Hai la specializzazione in Filologia Moderna, nella pratica di cosa si occupa?

La Filologia Moderna si prende cura dei testi e della letteratura in tutti i suoi aspetti. È una scienza votata a delucidare come e perché gli scrittori abbiano concepito e creato le loro opere. Quel “Moderna” sta a indicare che il periodo di riferimento va dall’alto Medioevo ai nostri giorni, altrimenti si parlerebbe di “Classica”. La Filologia è un atto di devozione, di amore indiscusso per la parola. Per me è stata un’altra strada obbligata: non avrei potuto scegliere altro. (cosa ti ha spinto a fare questa scelta che trovo molto bella.) Non è stata una scelta, ma l’unica strada perseguibile. Purtroppo mi appassiono assai difficilmente alle cose, subito mi annoio. La Filologia è l’unica branca scientifica che ritarda la mia noia! Per questo l’ho scelta, forse.

  • Come mai hai studiato recitazione?

Perché per un periodo ho creduto di voler far l’attore, ma poi mi sono accorto che non mi piace mentire e quando lo faccio non mi riesce bene. Però, la recitazione mi ha dato tantissimo per il mio lavoro. Mi ha insegnato la dizione, indispensabile per discernere i suoni veri delle parole oltre l’influenza dialettale e, soprattutto, mi ha insegnato le pause. La pausa è tutto, quell’anfratto di silenzio sa essere determinante nella struttura fonetica di un testo. Devo molto al teatro in questo senso.

  • Di cosa si occupa un curatore della comunicazione?

Essenzialmente, nel mio caso, della stesura di testi d’ogni sorta, della creazione del materiale pubblicitario aziendale, dell’organizzazione di eventi e di ogni sorta di attività in cui sia necessario che l’azienda parli di se stessa.  (domanda tecnica…. Come si fa a fare un evento per la presentazione di un libro ben fatto 🙂 )   Credo si debba partire dalla giusta location, cercando sempre di coniugare appetibilità del luogo, facilità di raggiungimento da parte del pubblico tramite qualsiasi mezzo e confortevolezza. Poi un relatore che sia in sintonia con te, che sappia come e quali domande farti e ti di il là per delucidare le tue intenzioni. Aggiungerei affabulazione, e aver studiato teatro mi ha aiutato tantissimo in questo. Il fondamento, tuttavia, di ogni buon evento è una comunicazione il più capillare possibile, attraverso ogni mezzo a disposizione. Aiutano tanto anche gli inviti personalizzati. Post, reminder, call to action e ogni altro strumento è utile a ricordare al pubblico che ci sei. (interessante, grazie : ) )

  • Come decidi l’argomento di cui vuoi scrivere, ho visto che ami in particolare il genere legato alla storia.

Come dicevo prima, mi interessano soprattutto le connessioni. La narratologia è molto precisa e, naturalmente, artificiale. A volte, però, accade che natura e artificio si combinino da soli, chissà per quale inusitato e oscuro disegno del Fato. Così nasce una storia, una storia vera, quando elementi naturali si dispongono a ordire una trama. A quel punto basta raccoglierla, dipanarla e mostrare quanto straordinaria possa essere la realtà. Mi interessa la bellezza delle connessioni, di come facciano eventi già accaduti, a volte in epoche anche assai remote, a restituire il segno dell’impermanenza delle cose. 

  • Se ti chiedessi di descriverti come una decorazione Natalizia cosa sceglieresti?

La luna blu trasparente che avevo una volta sull’albero di Natale, quand’ero piccolo. All’epoca, mi faceva venire in mente quell’oscurità di cui ti ho parlato prima. Oggi, direi che il ricordo mi riporta alla mente Fanny e Alexander di Bergman. (hai una foto? Purtroppo no!) Peccato…. Bello quel film : )

11 – Hai un genere che preferisci leggere quando ti vuoi rilassare? Un autore che preferisci in particolare op. no.

Horror. Quando voglio rilassarmi davvero leggo letteratura horror. Lovecraft, Hodgson, King, Blackwood, non importa chi. Quando decido di staccare, mi concedo ai mostri. (trana scelta)

12 – Immaginiamo che questa sera ti venisse offerto di andare ad assistere ad un incontro con un autore a scelta può essere vivente o no, in Italia o in qualsiasi parte del mondo, chi vorresti incontrare e perché?

Stavo per dire Leopardi, ma poi mi è venuto in mente Sebastiano Vassalli. Sì, lui, perché mi scaccerebbe. Vassalli era noto per la sua discrezione. Vorrei incontrare un autore che mi avrebbe lasciato sull’uscio. Ho letto tutto di Vassalli, tutti i romanzi storici almeno. È un feticcio, un costante modello di riferimento ed è forse l’unico col quale si potrebbe restare in silenzio. La letteratura è così devastante, a volte. Parole, suoni che continuano a vagolare nella mente, sempre. Non si sfugge alla letteratura. Forse quella porta chiusa sarebbe un sollievo. (hai un  libro di questo autore che vorresti  consigliare e perché) Un infinito numero. È un romanzo storico su Virgilio, un romanzo sul perché volesse distruggere l’Eneide. Un romanzo sul rifiuto dei nomi e la morte… capolavoro. (sembra interessante)

13 – Immaginiamo adesso che potessi invitare qualcuno qui con noi a bere una tazza di tisana, chi inviteresti e perché?

Non inviterei nessuno, il luogo in cui ci troviamo è già pieno di cose che ascoltano. (che bello… aspetta… mi piace il silenzio J )(hai una foto in cui lo senti di più il silenzio? No, non credo.)

14 – Immaginiamo di essere ad una festa in costume, quale abito o maschera vorresti indossare e chi vorresti che ti invitasse e che ballo vorresti fare con lui o con lei?

In realtà, ciò a cui forse parteciperei volentieri è un rave party. Non ho mai partecipato a una festa di questo genere, non ho mai fatto esperienza di una dimensione di pura estraneità, che forse oggi sento necessaria in certi casi. Parteciperei volentieri a una di queste feste adesso, con la mia fidanzata, l’unica di cui mi fiderei di essere mentre perdo il controllo. (allora le vuoi molto bene, fidarsi non  è una cosa semplice 🙂 )(ma perché proprio un Rave party?)  È alienazione completa. Da se stessi, dagli altri. Al contempo, però, è unione assoluta. Forse perché distacca senza separare, ecco… (non ho mai pensato a questo tipo di festa in questa ottica)

15 – Ami gli animali?  Ne hai uno?  Vuoi postare una sua foto? Chi comanda, lui o tu?

Ho avuto un’iguana tanto tempo fa. Si chiamava Johanna, come il varano di Bianca e Berny. Ha sempre comandato lei e me lo ricordava con la sua lunga coda a frusta! (come mai questa scelta particolare? Perché trovo i rettili incredibilmente eleganti, fulgidi, purissimi.) (ho visto recentemente per la Tv un programma in  cui fanno le case per i rettili e ne parlano più o meno come fai tu,  l’ho trovato interessante)

16 –  Passiamo a parlare dei nonni. Che rapporti hai con loro? Ci sono ancora? Se no, cosa vorresti potergli dire se avessi la possibilità di avere 5 minuti in loro compagnia? Se invece sei fortunata e li hai ancora tutti … dove vorresti potarli in gita e perché?

Ho ancora i nonni materni. Mio nonno Carmine è un riferimento costante, soprattutto nella mia professione. I suoi racconti sono stati e sono tutt’ora parte integrante della mia poetica. Lui è di Gesualdo e noi siamo seduti adesso nel luogo esatto in cui è venuto al mondo. La sua storia è divenuta per me seno di tutte le storie. Mio nonno Carmine incarna l’heimat, il luogo d’origine d’ogni mia intuizione. È il legame viscerale con le meravigliose oscurità di un passato che, mi rendo conto, non posso fare a meno di deificare, nonostante le incongruenze, le miserie e l’infinita teoria di lente disperazioni ch’esse celano. Mio nonno è una valle dove scorre un ruscello che possiede molti nomi segreti: è in lui che ritrovo sempre intatto l’istinto del racconto. (che bella immagine 🙂 ) se ti va di condividere una foto di loro se ti fa piacere)

Nonno Carmine

17 – Stessa domanda ma rivolta ai tuoi genitori.

Dei miei genitori preferisco tacere. Molti eventi purtroppo ne hanno intaccato in me la presenza. (nessun problema, ti auguro che vada tutto bene 🙂 )

18 – Cosa pensi dell’amicizia maschile e al femminile? Hai una amica o amico del cuore?

Ho avuto un amico molto caro, tanto tempo fa, però ciò che gli è capitato ha incrinato ogni possibilità di ritrovare i gangli e il significato dell’amicizia. Almeno fino a oggi. (mi dispiace so cosa vuoi dire, di amicizie per strada ne ho perse tante anche io 😦 )

19 – Se potessi scegliere un’epoca in cui andare con la macchina del tempo, dove vorresti andare? E perché?

Una volta ti avrei risposto che avrei voluti vedere il XIX secolo, oggi vorrei tornare a epoche remote e immacolate, dove la parola “uomo” non aveva ancora maturato la sua forma e il suo suono. Tornerei volentieri al tempo in cui l’uomo era davvero parte della naturale ferocia del cosmo. Durerei pochi istanti, questo è certo, ma vedere il mondo alla sua essenza sarebbe impagabile.   (credo che sarebbe una emozione molto forte)

20 – Quale libro vorresti scrivere domani?

Non saprei. Di solito mi lascio guidare da una serie di suggestioni che tornano più volte nel tempo. Se tornano spesso, allora quella è la storia giusta. Sono ancora in attesa che si ripresentino. (ma un genere con cui vorresti provare?)  Ho difficoltà a definire i generi. Un romanzo come Il nome della rosa è di base un giallo, ma è pure un romanzo storico e un trattato enciclopedico sulla cultura e la filosofia del medioevo (stupendo, letto un paio di volte). Mi piace la fluidità. Direi che inizierei da un genere solo per sconfinare in un altro. Magari proprio il giallo, solo per capire per quale motivo non mi piaccia. (allora aspetto di leggere un tuo giallo 🙂 )

21 – Se dovessi fare un regalo ai tuoi lettori, cosa faresti e perché?

Regalerei il mio silenzio, regalerei la possibilità di non scegliere un libro. È paradossale, ne sono consapevole, ma regalare la libertà dalla pagina scritta credo possa essere il miglior dono possibile che un lettore riceva da uno scrittore. Il silenzio di Rimbaud è una delle più alte manifestazioni di bellezza. La vera poesia è non farla, non leggerla. (bellissima idea,  mi piace 🙂 )

22 – Se domani ti offrissero un viaggio da fare subito, dove vorresti andare e perché?

In Antartide. Vorrei vedere una luce così pura da innervarsi nell’oscurità, percepire la voce del ghiaccio e dei naufragi. (bello ma…freddinooooooooo)

23 – In chiusura, cosa pensi di questa nostra chiacchierata e cosa avresti voluto che ti chiedessi?

Non mi sono mai state poste così tante domande, e ne sono profondamente felice. Credo di aver avuto la possibilità di scrivere un piccolo racconto autobiografico. Avresti forse potuto chiedermi: “Perché non smetti di scrivere? Cosa ti spinge a non farlo?”.  (bene 🙂 e cosa risponderesti?)  Lo sto già facendo, cercando di ridurre al minimo la produzione, lasciando che rallenti fino a esaurirsi o comunque arrivando a un grado di distillazione elevatissimo 🙂

24 – Se vuoi lasciare il link del tuo libro e copertina, se vuoi aggiungere qualcosa per farti conoscere un po’ di più, puoi farlo.

Vorrei lasciare il link al mio nuovo romanzo storico, Henneapolis, Cronache dalla Napoli bizantina, appena pubblicato da Homo Scrivens.

……………….

Grazie.

Alla prossima : )

MC

Photo by Deena on Pexels.com

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