HardBoiled: Ispettore Belot

Ispettore Belot, Francia, 1932 / Claude Aveline

L’ispettore Frédéric Belot esordisce in un romanzo che curiosamente si intitola La doppia morte dell’ispettore Belot – La doublé mort de Frédéric Belot – e nel quale viene ucciso insieme a un suo sosia di cui si serviva ogni tanto per comodità e per motivi di servizio. Il vero protagonista del romanzo è in effetti il giovane ispettore Simon Rivière, ma tra le tante stranezze relative a questo personaggio bisogna ricordare che egli è protagonista di altri quattro romanzi, scritti successivamente dall’autore nell’arco di quarant’anni, che però precedono cronologicamente quello pubblicato per primo.

Si può dire che però, Aveline, ci mise molto di suo, passando molte settimane alla Prefettura di Parigi, ad impadronirsi di un mondo che rese in maniera mirabile. E lo rese talmente bene che il successo gli arrise. Anzi, esso fu talmente clamoroso, che il buon Aveline, che nel 1936 aveva pubblicato il suo “Le Prisonnier”, a cui si dice si fosse ispirato Albert Camus per il suo “L’Étranger”, pensò di scrivere dell’altro. Purtroppo egli aveva fatto morire Belot al primo colpo e persino due volte e perciò introdusse delle avventure che avevano avuto luogo prima che egli potesse morire Infatti come egli ebbe a dire in merito al suo primo romanzo … E così nel 1937, pubblicò il suo secondo scritto, Voiture 7 place 15, seguito da L’Abonné de la ligne U e infine da Le Jet d’eau. Da allora passò molto tempo prima che riprendesse a scrivere storie poliziesche: negli ultimi anni della sua vita scrisse l’ultimo capitolo della Suite, L’Œil-de-chat. Comunque il suo capolavoro è il primo dei suoi scritti, tanto che più tardi, in occasione della ripubblicazione della sua opera completa, in forma di “Suite poliziesca” presso Mercurie nel 1967, scrisse una “Doppia nota sul romanzo poliziesco in generale e sulla suite in particolare”.

La doppia morte dell’ispettore Belot, è un romanzo curioso sotto molti aspetti, come ricordano Stefano Benvenuti e Gianni Rizzoni. “In primo luogo perché era la prima volta in Francia che un autore di gran nome si dedicava apertamente al romanzo poliziesco; in secondo luogo perché, pur essendo cronologicamente il primo di una suite di cinque romanzi polizieschi diluita in quasi quarant’anni ( … ), ne costituiva idealmente l’ultimo anello ( … ). E infine perché era preceduto da una analisi del ‘diritto di cittadinanza’ del romanzo poliziesco nel mondo delle lettere, nonché del ‘diritto all’evasione’ che spetta sia ai lettori, sia agli scrittori di romanzi”.
Nella celebre introduzione che egli stesso antepose a questo romanzo, Aveline si sforzò di dimostrare che non esistono differenze fra il romanzo psicologico e quello poliziesco, poiché anche in quest’ultimo si realizza alla perfezione il disegno di “dipingere le passioni e come esse dirigano le azioni degli uomini”.

La doppia morte dell’ispellore Belot è l’unica che persegua con autentica originalità la traccia del romanzo enigma e in cui un tema “psicologico” per eccellenza, come quello dello sdoppiamento
di identità, è lasciato a lungo latitare col suo potenziale drammatico, per rivelarsi solo in un finale che viene a riempire tutti i vuoti e gli interrogativi del mistero.

Clande Aveline, psudonimo di Claude Avtzin, noto giornalista e saggista francese, oltre che scrittore di romanzi psicologici e drammatici nato nel 1901. Il suo esordio nel campo della narrativa avviene nel 1928 con Le point du jour e La merveilleuse légende du Bouddha, mentre fra le sue opere successive più impegnative dobbiamo ricordare almeno la trilogia di La vie de Philippe Denis, iniziata nel 1930 e conclusa nel 1955. Nel 1932 esordisce nella narrativa gialla (anche se rifiuta di fare distinzioni fra un genere letterario e l’altro) con La double mort de Frederic Belot.

Come scansione e suddivisione, i romanzi di Claude Aveline rispondono un po’ allo schema dell’inchiesta, ciò che in qualche caso li fa avvicinare alle avventure del commissario Maigret. Il taglio espressivo tende in genere a una sdrammatizzazione che, per contro, può dare talvolta l’impressione di eccessiva freddezza.
I romanzi con l’ispettore Belot sono stati pubblicati in Italia da Mondadori e può essere curioso ricordare che, tranne che in quattro casi, Claude Aveline ha tratto i nomi dei personaggi dei suoi romanzi polizieschi dai nomi di coloro che seguirono Guglielmo il Bastardo alla conquista dell’Inghilterra, riportati da Michelet nella sua monumentale Storia di Francia.


a cura di Roberto Roganti


Per chi si fosse persa la puntata precedente

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