Una Tisana con … Carlo Cavazzuti

Ciao,

oggi incontreremo una persona che non è solo un autore ma tante altre cose, sono sicura che vi divertiretee come me a conoscerlo.

Buona lettura 🙂

DOMANDE

 1 – Per iniziare dimmi dove preferisci che ci sediamo per chiacchierare con la nostra tazza di tisana e perché hai scelto questo luogo.

Mi va benissimo dove sono, la mia sala, in un appartamento come tanti ne possono esistere in Italia.
Il motivo è abbastanza facile, è qui che ho il mio piccolo spazio di rilassamento e qui ho scritto e scrivo ogni mia opera: seduto al tavolo al centro della stanza con alla mia destra il mio bell’acquario (ti va di farcelo vedere ?) Ve lo farei vedere, ma non ho una foto a portata di mano con tutto l’insieme, ne ho una di uno dei suoi abitanti scattata all’infrarosso però, una foto molto tecnica, ma anche carina.

foto, autore

Di fronte a me, sul muro, tutte le mie vecchie maschere in cuoio di quando lavoravo in teatro, antiche mappe e carte geografiche, pergamene e antichi editti sulle pareti, sulla sinistra lo sguardo serio e protettivo di Napoleone che controlla la stanza dal suo ritratto. Tutto d’intorno due librerie e mensole piene di volumi, alcune delle mie armi, vecchi strumenti di navigazione stellare, un piccolo mosaico, tre bassorilievi, un paio di lampade. Tutto è sparso un poco in giro senza un ordine apparente a chi non è me. Un paio di comodi divani, qualche centinaio di ore in buona musica tra dischi e CD, un televisore e un migliaio di film tra VHS e DVD con un refolo d’aria passante dal balcone aperto a far suonare le campane a vento che mia moglie ha attaccato al soffitto. (ammetto, sono curiosa 🙂 , se ti va di farcela intravvedere con una foto??? )   

foto autore

(grazie per la condivisione)

foto autore


Non è la vecchia biblioteca vittoriana con le pareti composte interamente da librerie e nemmeno una wunderkammer, ma nel mio piccolo mi impegno ogni giorno perché si avvicini un poco a entrambe. Mi rispecchia bene ed è un posto tranquillo dove chiacchierare in pace.   

 2 – Che tisana hai scelto e perché proprio questa?

Un tè caldo alla menta. Con 37° all’ombra bisogna tenersi freschi e come insegnano i berberi, con un gran caldo è meglio quello che molte bevande fredde, poi mi piace molto il tè e altrettanto la menta, lo prendo anche d’inverno a dire il vero. (mi sembra che la menta ultimamente vada per la maggiore 🙂 )


3 – Se dovessi venire in camera tua, che libri troverei sul tuo comodino?

“Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo”, un ottimo romanzo storico di un conosciutissimo autore italiano, “Dizionario dei segni”, “La fabbrica ducale delle artiglierie estensi” e “Comuni in guerra, armi ed eserciti nell’Italia delle città”, questi ultimi tre per studio più che per diletto. Il primo perché sto studiando ormai da mesi la LIS (Lingua dei Segni Italiana) (mi ha sempre affascinata e anni fa ho fatto anche un paio di corsi,  😦 non ricordo più nulla) e gli altri due per la preparazione di un paio di conferenze che devo tenere nei prossimi mesi. (ti tieni occupato 😉 ) Non ho mai avuto tempo libero, non lo voglio, mi annoio in fretta e quindi mi tengo impegnato.

 4 – E nella tua borsa?

Un qualche regolamento per le gare di scherma o uno degli ultimi tre a seconda dell’umore della giornata e di dove sto andando. (come mai scherma?) Come arbitro devo tenere ripassato molto bene le regole. (giusto)

 5 – Preferisci leggere in cartaceo o E-book?

La mia preferenza è per la carta non tanto per difficoltà di lettura, scomodità o altre questioni, solamente perché troppo spesso mi dimentico di ricaricare il lettore digitale e poi rimango con la voglia di leggere qualcosa, mi tocca di cambiare libro e mi ritrovo periodicamente a seguire quattro o cinque volumi contemporaneamente. Non che mi dispiaccia, alla fine comunque leggo sempre due o tre libri negli stessi giorni, saltando da uno all’altro, ma vorrei limitare questa dispersione.          
Apprezzo l’editoria digitale, ho anche io un paio di e-book in commercio, ma mi trovo più comodo con la carta. (di sicuro è molto più leggero se ti devi muovere) Non mi curo del peso se è un buon libro, anzi se vado in giro preferisco la carta proprio perché sono certo che non rimango senza leggere a metà.

 6 – Hai mai letto i fumetti? Se si, quali? Ne hai uno che ti è rimasto nella memoria?

Un sacco! “Sturmtruppen” in primis, mi mancano meno di una decina di volumetti per avere tutta la collezione dagli anni ’70 ad oggi. Alla pari ci sono i “Peanuts” anche per loro mi manca qualche volumetto per avere ogni cosa pubblicata in merito. Queste due serie sono state grandi fonti di conforto, ora e nell’infanzia. Apprezzo molto il fumetto in genere, specialmente quello in stile occidentale, non me ne volgiano i nipponici, ma i loro manga non fanno per me. Dovrebbe avere più spazio a livello di considerazione letteraria. Negli anni ho letto fumetti degni dei migliori romanzi; da uno degli ultimi, di un autore italiano molto noto nell’ambiente, so che ne hanno tratto anche un film che sono curiosissimo di vedere.  (sono curiosa quale è il fumetto e quando dovrebbe uscire il film? Sono d’accordo con te, certi fumetti sono al pari di certi libri 🙂 ) “La terra dei figli” di Gipi che dovrebbe essere uscito in questi giorni o uscire entro settimana. (in bocca al lupo)

 7 – Ti piace andare al cinema, a teatro? Cosa preferisci vedere? Quale è l’ultimo film che hai visto? Ti è piaciuto? E a teatro?

La risposta è moltissimo per entrambi. Ho iniziato a lavorare in teatro che avevo quindici anni e sono arrivato a fondare una mia piccola compagnia teatrale che ho diretto per diverso tempo anche con buone critiche (cosa ti aveva spinto a fare questo passo? E cosa rappresentavate di solito?). Volevo dirigere qualcosa di mio, come lo volevo io, lo sfogo alla necessità di imporre un proprio punto di vista su una storia e quindi su un piccolo pezzo di Mondo che diventa di esclusiva proprietà dell’autore che lo mostra orgoglioso, in maniera insindacabile e personale, aprendo il “trench” della copertina, del sipario o dei titoli di testa come un maniaco esibizionista. Un fatto che poi imparai essere comune a tutti gli autori di ogni genere, dal pittore e lo scultore, al fotografo e lo scrittore.
Si faceva e facevo teatro moderno, negli anni precedenti mettemmo in scena Joe Fante prima che uscisse al cinema con “About a boy”, Alain Badiou, Krista Wolf, Arundhati Roy, alcuni spettacoli scritti dalla nostra regista, uno in particolare “Streghe” che ebbe un successo strepitoso venendo riprodotto anni dopo per la grande richiesta. Solitamente erano spettacoli drammatici. Io volevo qualcosa che fosse pari modo significante, ma che trasmettesse il messaggio con un sorriso in più. Non dico una commedia pura, ma una commistione tra dramma e commedia.  
Ho fatto la gavetta da assistente tecnico di palco sino a capocomico, drammaturgo e regista, ora sono sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia diplomato all’Accademia Nazionale del Cinema e dello Spettacolo. Ho aperto le stagioni estive di uno dei principali teatri della mia città per quattro anni di fila con ottime critiche (complimenti), portato un cortometraggio di cui sono coautore e direttore della fotografia alla Settimana del Cinema di Venezia e a vincere il premio come miglior film straniero agli Oscar dei cortometraggi a Kansas City (inchino e super complimento, non credo che sia stato facile arrivare a questo traguardo. Hai foto della locandina?).   Ho presto quella della prima locandina, quando lo mandammo al primo concorso in cui giungemmo terzi; la locandina internazionale dovrei cercarla in tera e tera di archivio fotografico, era non molto diversa però, solo senza il logo del concorso e in formato verticale.

foto autore

       
Cinema e teatro sono due grandi parti della mia vita, sia dal punto di vista del puro spettatore che da quello delle maestranze, per così dire. (come mai hanno un ruolo così forte nella tua vita?) Io sono stato un bambino spesso chiuso in casa o in ospedale per dei problemi respiratori, l’unica mia compagnia erano la televisione e le prima VHS. Ho visto più film io nei primi dodici ani della mia vita che molte persone di mia conoscenza. I miei genitori mi portarono a vedere la prima opera lirica, una Turandot all’arena di Verona, che avevo setto o otto anni. In prima media, alle lezioni di musica, riconoscevo le arie liriche e a volte anche i cantanti che le interpretavano, ma il flauto non ho mai imparato a suonarlo. Sono stati il sostituto delle giornate passate a giocare a pallone con gli altri bambini.          
Con gli anni questa passione da spettatore è diventata un lavoro vero e proprio.  
Ho iniziato per gioco e sfida. Mai voluto fare nemmeno la recita di Natale all’asilo, ma arrivato alle superiori la scuola aveva un gruppo di teatro abbastanza conosciuto e ben diretto. Quell’anno c’era in programma un musical. Per me era una sfida che dovevo affrontare, e andai. Mi presero in compagnia, ma il musical non si fece mai. Di venti che eravamo ballavano decentemente in tre e quindi optammo per portare in scena tutt’altro. Mi piaceva stare dietro le quinte, con le corde e le scenografie, giocare con le luci sulle americane fer fare degli effetti di colore e piano piano ho imparato.     
Il mondo dello spettacolo lo conosco bene sotto, forse, tutte le sue sfumature e ne apprezzo spesso i prodotti. 
Sono stato abituato sin dalla più tenera infanzia a frequentare cinema e teatri e questo periodo, con le loro porte chiuse, mi è costato caro, in molti sensi. (posso immaginarlo)       
Per il cinema guardo di tutto, dai film splatter di serie C ai premiati ai festival internazionali, un poco perché mi piace di tutto, un poco per tenermi aggiornato su cosa c’è sul mercato.     
Per il teatro sono molto più selettivo, se posso unisco musica e recitazione e scelgo dei musical o la lirica oppure mi tengo sul teatro classico. Non che non vada a vedere uno spettacolo di avanguardia, ma difficilmente li apprezzo.        (come mai? Il teatro moderno ti lascia un po’ perplesso?) Non ho detto moderno, ma di avanguardia (hai ragione, avanguardia è diverso). Io ho sempre fatto teatro moderno con la mia compagnia, mi piace molto, non riesco però a concepire un Nabucco ambientato su un circuito, un Otello a Washington con gli attori vestiti da broker finanziari, gli attori nudi sul palco senza un senso logico solo per far scalpore, due ore di gente immobile a rappresentare la fissità della società attuale o robe strane così. Il fatto è che ormai il teatro moderno, ossia non i classici di Goldoni e amici suoi sparsi per il mondo, è trasbordato nell’avanguardia e non mi piace più. La maggior parte delle volte lo trovo eccessivo per il gusto di esserlo.         
L’ultimo film che ho visto al cinema è stato l’ultimo della saga di Guerre Stellari e devo dire che non l’ho apprezzato per nulla, poi la pandemia mi ha fermato ad andare in sala; in televisione ho rivisto giusto ieri sera “Il concerto”, un’ottima pellicola.           (sono d’accordo, anche io sono rimasta un po’ delusa dall’ultimo film, bello tutto… ma mi sembrava che mancasse di qualcosa…) Una trama originale e senza buchi narrativi per esempio?         (ehehehe)
L’ultima cosa che ho visto in teatro è stata una “Madama Butterfly” o “Carmen”, ma anche questo è stato prepandemia e non sono certo quale delle due fosse.           (il balletto della Carmen è uno dei miei preferiti)

 8 – La TV la guardi? Cosa? Ci sono serie TV che segui? Una serie TV che hai visto quando eri più giovane e che ti è rimasta nel cuore.

Non ho idea di quale sia il palinsesto dei nostri canali televisivi. Ascolto la radio sui canali nazionali molto spesso, ma più che il telegiornale e qualche cartone animato con mio figlio non guardo.   
Sfrutto l’oggetto per connetterlo a lettori vari e mandare ciò che ho intenzione di vedere.          
Le serie televisive non sono sempre nelle mie corde, quelle poche che ho visto negli anni, saranno meno di una quindicina, sono state tutte selezionate accuratamente. Non gradisco lo “sbrodolamento” eccessivo del tessuto narrativo. Se la serie dura più di venti puntate è già un buon motivo per non guardarla. Poi aspetto che abbiano finito di mandare in onda tutte quante le puntate per vederle, perché trovo snervante attendere per sapere come continua. Hanno resistito a questo principio giusto un paio di titoli, uno di queste fu “Scrubs”, per l’altro vi dirò solo che io Laura Palmer non l’ho mai conosciuta!   (ahahah, allora per chi non capisce il senso di questo battura, aggiungo io…I segreti di Twin Peaks di  David Lynch trasmessa nel lontano 1990 se non ricordo male e…. la musica spopolò come il tormentone…che fine ha fatto Laura Palmer? Sono stata brava?) Bravissima! (grazieeeeeeeeeee)


 9 – Domanda classica, quando hai iniziato a scrivere e perché.

Estate 2001, direi. Lavoravo già in teatro con qualche particina e come tecnico, avevo per le mani “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Lewis, un libro che adoro (di cosa parla?). È la storia di una famiglia di uomini scimmia che per patto narrativo conoscono alla perfezione i nomi scientifici degli animali, le fasi evolutive della civiltà umana e così via. Il padre è il pensatore e inventore, uno dei figli è il filosofo e narratore, l’altro il cacciatore, l’altro ancora l’artista, lo Zio Vania, parte che tenni gelosamente per me, è quello convinto di rimanere scimmia e che vivere sugli alberi sia molto meglio per l’evoluzione. Ci sono la mamma, la zia, lo zio esploratore, le mogli dei figli… In tutto questo devono trovare l’Hipparion, il protocavallo, perché si sarà evoluto solo nel Pleistocene e trovandolo avrebbero la prova di essersi evoluti anche loro. 
Ne volevo fare una trasposizione teatrale e mi misi con calma a scriverla. Quando la presentai alla mia regista, che tra l’altro è una poetessa di fama internazionale, me lo strappò davanti dicendo che era roba buona solo ad accendere il camino.  
Io però sono un testone e riscrissi la drammaturgia sino al 2009, penso che siano state almeno sei o sette stesure. All’ultima, Milena, questa mia mentore in teatro, mi disse che secondo lei era buona per un film, non per il palco, ma che se avessi voluto mi avrebbe dato una mano per mettere in piedi una compagnia per portarla in scena. (ottima persona)        Nei suoi alti e bassi di umore una donna che ho nel cuore e che mi ha aiutato tanto nella vita.     (persone rare da trovare)
Due anni dopo, la compagnia teatrale “U.N.F.”, con la prima di “Operazione Hipparion” apriva la stagione del Teatro delle Passioni di Modena.      In allegato una foto di scena

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Da allora ho scritto molto per il palcoscenico e successivamente per la macchina da presa.
Come sono arrivato alla carta stampata è tutt’altra cosa.     
Io sono un romanziere per caso.        (mi piace questa definizione)          
Il primo libro che ho pubblicato “Gladiatoria” nel 2015 è un saggio di storia della scherma che traduce, analizza e interpreta un manoscritto anonimo tedesco del 1436 trattante le tecniche di combattimento in armatura. (scelta difficile come argomento)    Non se sti vuoi specializzare nella scherma medioevale in armatura.         
Lo stavo studiando per i fatti miei prendendo appunti sulla traduzione e l’analisi per poi poterlo usare in gara un caro collega maestro lesse gli appunti, mi suggerì di pubblicarlo e così ho fatto, tra l’altro primo al mondo a divulgare uno studio in merito. (Complimenti)       
Non pensavo di scrivere romanzi.     
Nel 2017 scrissi un soggetto per un lungometraggio in costume e iniziai a portarlo per produttori nella speranza di vederlo prima o poi su uno schermo. Ero e sono più che conscio che la messa in scena sarebbe costata qualche decina di milioni di euro, cifre che a un quasi debuttante nel mondo del cinema nessuno si sognerebbe mai di dare quando con poco più di un milione di euro sbanchi il botteghino con una delle tante commedie di Natale.
Arrivai a incontrare un produttore della HBO (scusa, non per farmi i fatti tuoi… ma credo che sia una casa di produzione americana, come ci sei arrivato?) Sì, non delle più famose in America, ma abbastanza conosciuta, specialmente dopo alcune serie di successo (vero, alcune serie TV sono diventate dei classici). Il produttore teneva una masterclass in Accademia a Bologna e io mi infilai subito, nella classe prima e tra lui e l’uscita poi., Finita la lezione lo invitai a prendere un caffè al bar sotto l’Accademia. Chiacchierammo un poco del mio progetto e nonostante gli fosse piaciuto parecchio anche lui mi disse, chiaro e tondo, che per un emergente tutti quei soldi non ce li avrebbe messi. Mi suggerì di trasformarlo in un romanzo, se poi questo fosse diventato abbastanza famoso almeno in Italia ci saremmo rivisti per produrre il film.
Da lì è nato “Jean”, il mio primo romanzo; il secondo “La ragazza della musica”, è sempre preso da un mio soggetto, questa volta per un cortometraggio, scritto nello stesso periodo. Tutti gli altri miei libri, che spero leggerete in futuro, sono nati e cresciuti come romanzi.      
Non mi è venuto troppo male scrivere romanzi e quindi perché non continuare.   

10 – Come mai hai scelto questo genere di scrittura?

Non sento di avere, e non vorrei avere, un genere di scrittura. Tolto “Gladiatoria” e i lavori per cinema e teatro che sono tutti testi in un qualche modo tecnici, che devono rispettare dei canoni precisi, il mio primo romanzo, “Jean” è uno storico scritto con narratore onnisciente ricalcando i grandi Dumas. “La ragazza della musica” è il diario di una sedicenne anaffettiva scritto con una decina di colori diversi. “Le rune di Leif” che uscirà a breve con Sága Edizioni, è una vecchia saga vichinga, tra l’altro illustrata come usava nel 1100 per questi testi, in cui un nonno si racconta alla sua nipotina.
Laura Montuoro, la mia agente letteraria, ha per le mani un mio noir moderno scritto in prima persona e al presente, un romanzo di avventura sotto forma di diario di viaggio, un altro storico di tutt’altro stampo…            (capito,  ami spaziare tra generi e generi 🙂 )   
Adatto lo stile e il genere alla storia e a quello che voglio raccontare.        
C’è da dire che l’ambientazione storica la prediligo, ma non voglio limitarmi a un solo filone letterario. 

11-Come mai hai deciso di dicarti alla biologia ed ecologia marina?

Tutta colpa di mio papà. (povero papà 😉 )  
Quando ero un bambino avevamo una casa sulla riviera di ponente ligure in cui passavo tutte le estati e alcuni inverni. Penso all’età di quattro o cinque anni mio padre mi portò a vedere il museo oceanografico a Monaco, che distava un paio d’ore da casa. Già avevo visto, su una videocassetta rimaneggiata e censurata da mio padre, il film “Lo squalo” e in una delle vasche dell’acquario del museo c’era un piccolo squaletto, sarà stato un metro al massimo, ma ero uno squalo vero, come quello del film! Mi tirarono via a forza da davanti al vetro perché il museo stava chiudendo.
Il compleanno dopo mio padre mi regalò un libro intitolato “Squali”, con una dedica stupenda: “Dal tuo vecchio e dal mare”.  (mi piaceeeeeeeeee, papà simpatico)
A sei anni di età al massimo era un testo molto complesso, ma racchiudeva tutta la biologia, la fisiologia e la tassonomia degli squali, foto, disegni, articoli di giornale… È così completo che mi fu molto utile persino in tesi una ventina di anni dopo.     
Mia madre è una biologa, ha fatto per quasi tutta la vita l’insegnante alle scuole superiori, ma io sono cresciuto dentro gli istituti biologici dell’università di Modena quando ancora lì lavorava. A quattro anni giocavo con le rane, i tritoni, i topini, e anche una vipera a dire il vero, dello stabulario universitario, aggirandomi come un signore e padrone per i musei di zoologia, di anatomia comparata e anatomia umana. Ero un futuro biologo senza saperlo.           (se scrivo un giallo ambientato in questo luogo, vengo da te per una consulenza 🙂 ) Disponibilissimo, quando ero studente ho fatto da guida ai ragazzi delle superiori decine di volte, una di più non sarà un problema, ma non garantisco per la resistenza dello stomaco alla vista di certi preparati anatomici.            (aiutoooooo 😦 )
Da quel libro e dalla mia infanzia tra i musei scientifici decisi che avrei studiato gli squali.         
Quando mi iscrissi a biologia a Modena tre quarti dei miei professori di indirizzo erano amici di famiglia, alcuni furono al matrimonio dei miei genitori e anche al mio battesimo. Quando la professoressa di embriologia, guardando la collega le disse: “Guarda Carletto, sembra ieri che gli cambiavamo il pannolino!” sperai almeno che mi bocciasse all’esame per salvare la faccia con gli altri studenti dietro di me, che dovevano sostenere l’esame.           (avrei voluto veder la scena e la tua faccia 🙂 )     Accettai un ventisei e scappai senza guardare i miei colleghi in faccia.      Purtroppo non è stata l’unica scena del genere: il preside di facoltà mi disse davanti a tutti di dare un bacio alla nonna perché non sarebbe potuto venire a cena per colpa di un congresso a cui doveva andare a Tokyo. E queste sono solo due di decine…    (ahahah, mi sa che ti chiederò altri, potrei usarli nei libri, troppo divertenti 🙂 )
Per quanto tutti i miei colleghi mi credessero il raccomandato, ho tribolato, forse più di loro, ogni singolo voto.           
Avrei poi voluto specializzarmi proprio in quell’istituto oceanografico a Monaco, ma per un comune mortale vivere nel principato è pressoché impossibile e quindi mi diressi sull’unica alternativa allora presente in Italia: Messina, dove appunto mi sono laureato. (in Italia ci sono molti laureati in questa materia e che tipo di lavoro fanno di solito?) Non siamo tanti, almeno non lo eravamo, ai miei tempi c’era solo Messina che formava biologi marini e non laureava se non una decina di studenti all’anno. La maggior parte rimane in campo accademico come ricercatore, alcuni miei colleghi fanno gli insegnanti di biologia. Si può lavorare come insegnante e ricercatore, per l’appunto, in un acquario, in un allevamento ittico, per la guardia costiera, si possono fare valutazioni di impatto ambientale e di impatto strategico. Non c’è chissà quale mercato, ma qualcosa c’è. Io avrei dovuto finire in un ente internazionale di ricerca sugli squali.        
In ogni modo ci sono riuscito. Ho studiato gli squali, ho nuotato con molti di loro, e ho scoperto le aree di riproduzione e l’etologia riproduttiva nel Mediterraneo di Hexanchus griseus, lo squalo Capopiatto.
Poi per diverse questioni la mia vita ha cambiato strada, ma sono soddisfatto della mia scelta e tornerei a farla ogni giorno.    (ti ascolterei per ore, complimenti)


12-Hai un percorso interessate alle spalle. Sei maestro nazionale di scherma storica, direttore di gara e arbitro internazionale per la scherma storica, regionale per le discipline olimpiche, nonché delegato nazionale C.S.E.N. (Centro Sportivo Educativo Nazionale) per la scherma nella regione Emilia-Romagna. In cosa è diversa questo tipo di scherma da quella classica e sono in molti a praticarla in Italia?

Non c’è sufficiente tempo per approfondire come vorrei l’argomento tanto che ho scritto diversi articoli in merito proprio per portare al grande pubblico cosa sia la scherma storica. Tedierei chiunque parlandone per giorni. (se vuoi postare qualcosa nel mio blog, fai pure) Se vuoi ti posso dare i link della pagina di un tuo collega con cui collaboro con dei miei articoli da qualche anno: www.narraredistoria.com/carlo-cavazzuti. Lì ci sono diverse pagine in merito. Se no sono aperto a commissioni per articoli specifici.     (bene bene)

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Stringendo al massimo posso dire che la scherma storica è la nonna della scherma olimpica, ma non meno complessa e tecnica. Sono una l’evoluzione dell’altra.        

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Il vero e proprio studio al tavolo, con carte alla mano, per avere una conoscenza magistrale dell’argomento può portare via parecchi anni e costringerti a imparare qualche parola di latino, francese e tedesco antichi, quando non si ha la fortuna di lavorare su un trattato in volgare italiano, che è comunque non di facile comprensione. Un poco come leggere un manuale, ma scritto nell’italiano dantesco, se non si è abituati non si comprende nulla.            (come ti è nata questa passione? hai una foto di questo tipo di scherma) In allegato immagini della serie 4Mi piacevano i film con gli “spadacciamenti”. “Ladyhawke” lo conosco letteralmente a memoria battuta per battuta, “La storia fantastica” ci andiamo vicino, “Excalibur” l’avrò visto almeno una trentina di volte. Avevo sei anni e volevo “spadacciare” anche io. Casualità mia mamma aveva uno studente che tirava di scherma, chiese a lui informazioni e mi portarono a una lezione alla “Panaro Scherma” una fucina di campioni sotto il maestro Bruno Cucchiara padre di quello studente. Lì ho preso la malattia fino in fondo. Dopo anni pero la scherma olimpica iniziava ad andarmi stretta, non che non mi piacesse, adoravo e adoro la sciabola, ma non rispecchiava quello che io credevo fosse la scherma vera, quella in cui c’è da difendersi dalla morte e non dall’avversario che deve fare un punto.   
Provai nell’unica associazione che facesse scherma storica a quei tempi e mi trovai abbastanza bene, tanto da continuare. Nel giro di un paio dio anni mi fecero fare l’esame da istruttore e nel 2014 sono diventato maestro.            (ma sei sicuro che le tue giornate siano di 24 ore?)

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La scherma storica la si studia sui manoscritti e sui trattati dal 1300 al 1800 di tutta Europa. Si passa forse lo stesso tempo per archivi e biblioteche di quello che si impiega in sala con la maschera indosso.
Le armi sono molto diverse. Non si parla della sola spada, sciabola e fioretto che si possono vedere alle olimpiadi, ma anche di lance, scudi, martelli, daghe, pugnali, molti e diversi tipi di spade in base al periodo storico di riferimento, spesso associate ad altre armi nella mano secondaria, lotta a mani nude, azioni a piedi e a cavallo. Si tira in camicia, ma anche in armatura.      

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Ci sono gare individuali e a squadre, le ultime delle quali, fatte in armatura, ricalcano vere e proprie piccole battaglie campali con i regolamenti più simili possibili a quelli dei giochi bellici, dei tornei, delle quintane e dei bagordi di un tempo. 
È l’arte marziale occidentale per eccellenza. Se in oriente hanno una tradizione di arti marziali millenaria, noi non siamo da meno.  
Non ho mai fatto una stima e non penso ci sia un censimento degli schermidori storici di tutta la nazione.
La scherma, anche quella olimpica, è praticata da pochi anche per questioni di costi dei materiali necessari. Noi schermidori storici, contando sia gli agonisti che gli amatori, saremmo un paio di migliaia sul territorio italiano.            
All’estero sono un poco di più, ma siamo comunque su questi ordini di grandezza.         
Io iniziai con il fioretto quasi trentadue anni fa, continuai con la sciabola e poi nel 1997 mi spostai sulla scherma storica. Adesso pratico principalmente quest’ultima, ma qualche assalto di fioretto spada e sciabola me li concedo sempre con gran gusto.         

13-Ti occupi anche di fotografia, ricevendo premi a livello nazionale e internazionale, ti sei diplomato come direttore della fotografia e montatore presso l’Accademia Nazionale del Cinema e, due anni dopo, hai avuto il master di primo livello “Autore per il cinema, web e TV”. Come mai ti sei appassionato di fotografia e cosa ti ha spinto a seguire questo percorso di crescita professionale?

Anche questo è tutta colpa di mio padre.     
È un fotografo, non professionista, ma comunque con una mano splendida, specialmente per i ritratti. Macchine fotografiche in casa ne sono sempre girate e mi se ne mise una al collo a cinque anni.      
Anche qui, come per l’essere romanziere, non ne avevo nessuna intenzione.         
Quando ero in università a Messina facevo foto subacquee per mio diletto, nulla di troppo complesso.
Un giorno ne presentai una a un mio professore per chiedergli quale animale fosse quello fotografato in quanto non lo avevo riportato sull’atlante delle specie marine mediterranee. Venne fuori che era un granchio atlantico migrato non si sa benissimo come.    
Mi diedero l’incarico di fare una raccolta fotografica degli esemplari di quel crostaceo da presentare in una ricerca e successivamente anche altri professori si rivolsero a me per lavori simili. (sei una enciclopedia… ed è veramente piacevole ascoltarti, non lo dico per piaceria, bravo) Grazie, anche mia suocera mi da dell’enciclopedia, tento sempre, però, di non apparire saccente, non mi piace, è poco cortese.     
Qualche mese dopo, ero da qualche parte nel bel mezzo del Tirreno sul ponte della nave oceanografica Urania con un mare forza otto, stavo facendo una foto a uno strumento di campionamento dell’acqua per inserirla, per l’appunto, in una di queste ricerche ed entrò a bordo un’onda di quattro o cinque metri proprio intanto che scattavo.         (la foto ce l’hai ancora?)

Che meraviglia 🙂


La foto era perfettamente a fuoco sull’acqua e mirabilmente inquadrata: l’onda che si infrange sulla murata e il ponte inclinato. Una botta di fortuna che spesso i fotografi invocano!      
A bordo c’era gente del National Geographic che studiava i moti ondosi mediterranei e vedendola la vollero comprare assieme ad un altro paio che avevo scattato in quella campagna oceanografica.
Mi ci pagai dieci giorni di vacanza.   (il tuo fondoschiena come è messo…) Sono bello robusto, ma quello purtroppo non lo è abbastanza come vorrei, almeno in quel senso.  (scrivere un  libro su tutto questo?????)
Tornato a casa, quella stessa estate, andai da un caro amico di famiglia, ottimo fotografo professionista, e mi fece insegnare il mestiere andando a bottega, dalla camera oscura in poi.  
Per questioni tutte italiane non potei continuare la mia carriera di “pescecanologo” dopo la laurea, già lavoravo le estati, e quando capitava, come tecnico delle luci in teatro, vendevo foto naturalistiche come free-lance e dovendo scegliere cosa fare del mio lavoro ho continuato con quello.        (di sicuro la noia tu non sai cosa sia)      
Mi piaceva e già avevo vinto concorsi, quindi perché no?   
Unire teatro, scene e luci con gli scatti della macchina diventando direttore dalla fotografia è stato un passo naturale.         
Il master come sceneggiatore è venuto anche quello per caso. Scrivevo per il teatro e già qualche cosa per la macchina da presa, iniziavo a studiare testi sulle tecniche di scrittura e vidi il bando per una borsa di studio appunto per questo master. Tentai, senza nemmeno prepararlo, l’esame per ottenere la borsa. Ero convinto di non passarlo e il tempo prima dell’esame era così misero da non permettermi di studiare come avrei voluto. Quando mi dissero che ero tra quelli che avrebbero avuto il master interamente coperto non ho potuto fare altro che andare.    
Non sono riuscito a essere un “pescecanologo” all’istituto oceanografico di Monaco, ma il cartellone pubblicitario del museo e dell’acquario è fatto con una mia foto!

foto autore

(Piccola rivincita 😉 ) Del cartellone ne ho una scattata da mia suocera con il cellulare, non è fantastica, ma si vede qualcosa. L’originale non tagliata è meglio.

foto autore

14-Hai scritto soggetti e sceneggiature per documentari e cortometraggi, sono curiosa, in cosa sono diversi da quelli per film o per la tv?

Un soggetto o una sceneggiatura per un cortometraggio o per un lungometraggio sono del tutto identici, cambiano solo nella mole delle pagine. Una sceneggiatura per un film di lunghezza media si aggira sulle centoventi pagine, per un cortometraggio può andare dalle dieci al sessanta, ma la forma e la tecnica sono le medesime.      
Un soggetto è sempre sulle quattro o cinque pagine, sei al massimo. In questo caso si racconta la storia, l’evoluzione basilare della trama, senza approfondimento dei personaggi, dialoghi e altre cose, solo una serie di eventi.
Un documentario è tutta un’altra cosa.       
Il soggetto lo si scrive in base a quello che si vuole raccontare della realtà. Si sceglie un punto di vista da cui osservarla e se ne trae una storia che mostri ciò che si vuole. Se fate caso anche ai più semplici documentari naturalistici, c’è sempre la storia del branco di leoni che deve trovare un territorio e contenderlo alle iene o qualcosa di simile. Una storia, per quanto piccola, c’è sempre. È un piccolo filo narrativo che serve a creare il patto tra autore e spettatore permettendo di veicolare il messaggio complessivo.
Il problema sta nel fatto che magari non si riesce a filmare ciò che serve al soggetto già scritto e allora le scelte sono due: adattare il soggetto al girato e costruire in montaggio una storia diversa o barare. Nel primo caso l’autore deve aver scritto una storia che possa mutare in base alle scene girate, cosa più facile a dirsi che a farsi, o essere disponibile, dopo le riprese, a riscrivere tutto da capo.      
Nell’altro caso… Secondo voi il serpente che entra nella tana del topolino per mangiarselo bello inquadrato dalla telecamera è una scena ripresa in natura? Al 99% mai. Quante possibilità ci sono che proprio un serpente della specie che sto documentando entri nella tana del topolino dove ho messo una microcamera, una tana su migliaia sparse su un territorio vasto decine e decine di chilometri quadrati? (in effetti… spesso mi chiedevo come facevano eheheh) Sono praticamente pari a zero. Si ricostruisce una scena inserendo gli animali in un contesto realistico al 100% e li si lascia agire secondo natura. Si bara a mani basse e falsando le inquadrature per non far notare che non si è proprio nel Serengeti, ma in uno studio di registrazione.         
Quando l’ho scoperto, io che sono cresciuto con i documentari di Angela e Attenborough, mi sono cadute le braccia.           (posso capirti, ne ho visti tanti anche io di documentari 🙂 )
Per i documentari non naturalistici è molto più facile: si scrive la storia, il filone guida che si seguirà e magari le domande da farsi alle persone che si intervisteranno, ma anche in questo caso il lavoro di ripresa e montaggio è quello che fa davvero il documentario. Non per nulla non ci sono le sceneggiature per i documentari, ma solo i soggetti.       
Scrivere una serie Tv non è molto dissimile da scrivere tanti piccoli cortometraggi con una base comune. Si lavora sul filone del soggetto generale e si creano tante piccole storie concatenate. Qui c’è bisogno di utilizzare un poco più di tecnica per riuscire a creare gli agganci, la suspence tra un episodio e l’altro e cose simili, ma nulla che non sia necessario anche per scrivere altro.        
Non ho mai scritto un programma televisivo. Ho studiato come deve essere fatto con autori Rai e Mediaset di programmi anche molto importanti, ma ho solo la teoria, non sono abbastanza dentro la faccenda per esprimermi. (grazie) Di nulla.       

15-Come mai ti piace scrivere saggi?

Io scrivo quello che mi piacerebbe o vorrei leggere.
Se trovo un argomento di mio interesse mi metto a studiare finché non ne ottengo una conoscenza approfondita. Sono come i vecchi filosofi naturali del 1700 che studiavano di tutto: letteratura, biologia, geologia, medicina, idrografia, meteorologia, storia e se vi viene in mente altro aggiungetelo senza ritegno.   
Io sono uno storico appassionato, non ho titoli in merito, ma mi ritengo abbastanza preparato e quindi, solitamente, i miei studi si concentrano su questa disciplina.          
Capita poi che nei miei carteggi non trovi quel determinato libro, o che non ne trovi uno che affronti l’argomento come avrei voluto fosse fatto, allora penso a chi come me potrebbe avere la stessa esigenza. A quel punto scrivo.           
Capita spesso che magari non arrivi ad essere un vero e proprio libro e allora mi concentro per farlo diventare un articolo per qualche rivista.   

16-I successivi libri come sono nati e come è stato sapere che sono andati in finale nei concorsi ai cui hanno partecipato?

Come sono nati ormami lo sapete, almeno a grandi linee.   
Mandarli a un concorso è stata una prova. In famiglia siamo tutti dei buoni lettori, non per mia madre e mia nonna che sono terribili nelle loro critiche, è abbastanza normale apprezzare un lavoro di un famigliare. 
Volevo un parere sul mio lavoro che fosse scevro da ogni possibilità di partigianato e allora mi sono buttato inviando i testi a concorsi.    
Sapere di essere in finale non è mai una brutta cosa di per sé, a me è servita come conferma per la bontà del mio lavoro.
Una gran soddisfazione per un disgrafico come me che si è visto la sua prima opera letteraria strappata davanti e gettata nel fuoco.     (però è servita J) È servita davvero, senza quel puntiglio di dimostrarle che ero capace di scrivere una drammaturgia degna di questo nome non avrei mai scritto null’altro.

17 – Hai un genere che preferisci leggere quando ti vuoi rilassare? Un autore che preferisci in particolare oppure no.

Apprezzo molto la fantascienza e gli storici, ma leggo di tutto tranne gli “Strappa Corsetto”. L’horror se fatto bene lo gradisco molto. Tolti i libri degli amici italiani anch’essi autori, seguo Clive Barker e Sergej Luk’Janencko, i loro libri li ho letti tutti assieme a tutti quelli dei Dumas e tutti quelli di Hemingway. Tranne “Il vecchio e il mare”, quello me lo riservo per un’altra vita, per tante questioni.
Se la storia mi interessa non faccio distinzione di autore, genere, stile.      
Leggo dai quaranta ai cento libri l’anno, considerando quelli su cui studio e quelli che leggo per piacere. Se dovessi orientarmi su un solo genere non ne troverei abbastanza. (anche tuo figlio è un buon lettore come te?) Non così buono, ma ha tempo per migliorare. Ha undici anni e dalla fine della scuola a metà di luglio ha già letto tre libri della saga di Harry Potter. Io non li ho apprezzati, ma lui ne va matto. Mia moglie è una lettrice vorace di fumetti. (io li ho scoperti in ritardo sull’uscita… e a parte il primo che mi sembrava un po’ indeciso sulla strada da prendere… mi sono piaciuti, idem per i film. Ho una rubrica sui fumetti, dici che a tua moglie potrebbe interessare???)

18 – Immaginiamo che questa sera ti venisse offerto di andare ad assistere ad un incontro con un autore a scelta può essere vivente o no, in Italia o in qualsiasi parte del mondo, chi vorresti incontrare e perché?

Clive Barker probabilmente sarebbe la mia scelta: romanziere, pittore, autore e regista filmografico e di videogiochi. Un genio dell’horror moderno in tutte le sue sfaccettature artistiche che avrei davvero piacere a sentir parlare delle sue opere. È davvero poliedrico e se si degnasse di uscire dai suoi Stati Uniti sarei molto felice di andarlo ad ascoltare. (se dovessi consigliare un suo lavoro, quale sarebbe e perché) Direi che il suo libro migliore è Everville. In realtà è il secondo di due, ma leggibilissimo anche da solo. È una fantascienza horror dove la psicologia dei personaggi, tutti molto interessanti, è importantissima.

19 – Immaginiamo adesso che potessi invitare qualcuno qui con noi a bere una tazza di tisana, chi inviteresti e perché?

Mary Shelley. Il suo “Prometeo Moderno” è stato il primo libro che ho letto, ne sono innamorato, ne ho edizioni diverse, penso che sia il mio massimo riferimento letterario. Avrei davvero piacere a incontrarla e scambiare qualche parola con lei su quel libro. (Verrei anche io, e le chiederei se si sarebbe mai immaginata che quello che aveva scritto avrebbe avuto tutto quel successo?)  Non se prima glielo domando io! (non vale 😦 )

20 – Immaginiamo di essere ad una festa in costume, quale abito o maschera vorresti indossare e chi vorresti che ti invitasse e che ballo vorresti fare con lui o con lei?

Faste in costume tra gli amici ne facciamo ogni anno, all’ultima sono stato Capitan Spaventa dalla commedia dell’arte italiana, mia moglie penso sia venuta vestita alla moda bizantina del 1300 e mio figlio vestito da lucertola. Per carnevale prossimo pensavo a uno Zanni.       (se hai una foto la voglio vedere 🙂 ) Della festa in maschera non saprei, ho un archivio fotografico immenso e purtroppo non tutte riesco a stamparle, dovrei cercarla per ore; della maschera utilizzata certo, è appesa al muro e l’avete vista nelle prime foto.
Per quanto io conosca i passi del minuetto, delle istampitte, del valzer, del tango, del foxtrot e del boogie woogie, ballo come una madia con solo tre gambe (ahahaha). Negli anni di teatro ho preso davvero tante lezioni di ballo, ma tutti i maestri, dopo un poco hanno desistito.    
La ballerina è mia moglie, le vince le gare di danza, io posso solo pestare i piedi del partner sbagliando il tempo. (scusa la curiosità… ma con tutti i tuoi impegni, come l’hai conosciuta?) La sua migliore amica era una mia collega in università a Messina. Entrambe liparote e amiche sin dall’infanzia. Io sono un ex goliardo e folleggiare tra un esame e l’altro era la prassi. Lei iniziò a uscire e a venire alle feste con il nostro gruppo di pazzi studenti: io e Marina, la sua amica per l’appunto, iscritti a biologia marina, due iscritti a medicina, due a filosofia, uno a giurisprudenza, uno a scienze motorie, un altro a ingegneria navale, uno alla scuola di fumetto dell’accademia d’arte, una ad archeologia, lei a scienze naturali e geologia e tanti altri; facoltà diverse, ma fusi di melone uguale. Le feci una corte spudorata per mesi prima che se ne accorgesse.   Sono quindici anni che siamo assieme ormai. (mi sarei imbucata anche io tra voi 🙂 )

21 – Ami gli animali?  Ne hai uno?  Vuoi postare una sua foto? Chi comanda, lui o tu?

Mi piacciono gli animali, tutti tranne i delfini. Con loro ho avuto brutte esperienze e se posso li evito. (credo tu sia il primo a dirmi una cosa del genere, che cosa è successo?) Semplice, hanno tentato di mangiarmi.            Altri animali che mi abbiano assaggiato, oltre alle comuni zanzare, orridi vampiri con le antenne, possiamo contare una murena e un calamaro gigante. Per entrambi ho belle cicatrici sulle tibie e su un braccio. Ma quelli sono bestie da cui te lo aspetti un morsichino. Invece i delfini te li fanno passare come animaletti dolci e sensibili, se poi ti mordono con i loro bei dentoni conici ci rimane male. Poi scopri che sono aggressivi, voraci e dei tossici erotomani…    Ma questi sono segreti da biologi marini.      (scusa 😦 ma mi viene da ridere se immagino le scene 😉 , non volermene  ma… da come le descrivi… Ok sono tornata seria 🙂 )
Sono cresciuto tra mucche, cavalli, cani, gatti e animali da cortile, con mia mamma, quando ancora lavorava in università, ho avuto per le mani le bestie più strane. Adoro gli armadilli.    (oggi ho visto un documentario dove parlavano degli armadilli rosa, giuro, non sapevo che esistessero)
Ho un acquario da duecentocinquanta litri con un biotipo dei fiumi indonesiani con dentro un sacco di bellissimi pescetti che si riproducono felici. Ormami è così ben avviato che la mia manutenzione è minima e si autoregola anche a livello di popolazione.          
In casa c’è anche Venerdì, una piccola gatta meticcia di quattro anni che abbiamo trovato circondata da cani randagi e abbandonata dalla madre perché troppo malata. L’abbiam salvata di venerdì, su un’isola, con i nemici pronti a ucciderla e il nome, per quanto non troppo apprezzato da mia moglie e mio figlio, è venuto da sé.            
Non vi mando una sua foto perché è abbastanza schiva e dovrei mandarvene una con lei che dorme al calduccio dentro l’asciugatrice, non sarebbe dignitoso. (siiiiiiiiiiiiiiiiiiii 😉 )     
No, davvero, la foto di Venerdì che dorme nell’asciugatrice proprio no.   
Amo gli animali, ma loro hanno il loro posto. Non apprezzo chi si fa comandare dal proprio amico di specie diversa.           (bisogna rispettarli) Rispettarli è cosa dovuta, antropizzarli mai.            (peccato, mi sarebbe proprio piaciuta vederla 🙂 )                                                                                                                                                                   

22 – Passiamo a parlare dei nonni. Che rapporti hai con loro? Ci sono ancora? Se no, cosa vorresti potergli dire se avessi la possibilità di avere 5 minuti in loro compagnia? Se invece sei fortunato e li hai ancora tutti … dove vorresti potarli in gita e perché?

Di nonni mi è rimasta solo quella materna, una donna indomita di ottantacinque anni che vive sola, lavora dodici ore al giorno e che io adoro. Anche a lei è dedicato il mio libro “Le rune di Leif” in uscita con Sága Edizioni.            (dalle un abbraccio da parte mia 🙂 )        
Mio nonno paterno Lauro e anche quello materno Archimede, detto Loris, li ho adorati in due maniere diverse, mi hanno insegnato tanto ognuno a loro modo e mi hanno sempre raccontato storie di terre lontane dove erano stati in giovinezza. La Grecia e la Libia in principal modo.  (i nonni sono fondamentali per i bambini, sempre convinta di questo)  
Ai miei due nonni non direi nulla. Li lascerei a giocare con il loro bisnipote stando a guardarli, solo uno dei due ha avuto modo di tenerlo in braccio.            
Lauro gli insegnerebbe ad andare in bicicletta e lo porterebbe a fare lunghe camminate raccontandogli dei grandi piloti di un tempo, delle atrocità degli slavi in guerra, di come sia tornato dalla ritirata di Russia attaccato alla pancia del cavallo e sparando tra le sue gambe al galoppo (non andò mai in Russia, ma era un gran patito di film Western e un gran affabulatore); Loris lo porterebbe a pescare al canale Diversivo fermandosi a giocare un’accanitissima partita di briscola raccontandogli dei popoli del deserto libico che conobbe con i suoi fratelli e delle tombe e dei vecchi ruderi dei cartaginesi.       
Ne sarebbero orgogliosi. (potresti scrivere una storia su   questi nonni) Non penso, ci sono cose che sono solo per noi.    (è vero)
Se mia nonna potesse ancora muoversi bene come un tempo la porterei a vedere il Messico, uno dei posti che non ha visitato e avrebbe voluto. Ci accontentiamo di vederlo sulle guide turistiche e nei documentari.  (che bel pensiero 🙂 )       

23 – Stessa domanda ma rivolta ai tuoi genitori.

I miei genitori sono vivissimi, abitano a pochi passi da me e fanno felicemente i nonni.
Se ce ne fosse possibilità aggregherei anche mia madre sull’aereo per Città del Messico, le piacerebbe. Io lei e mia nonna abbiamo spesso viaggiato insieme.          (stupendo)           
Mio padre starebbe più vicino. Una qualsiasi meta della Valtellina che ha vissuto e che ancora ha nel cuore.

24 – Cosa pensi dell’amicizia maschile e al femminile? Hai una amica o amico del cuore?

Un amico vero è cosa rara. Io posso dire di arrivare a sei persone da chiamare amico e mi sento molto fortunato per questo. Uno è un fratello di genitori diversi con cui ho condiviso e condivido ogni parte della vita; abbiamo le chiavi di casa uno dell’altro e ci muoviamo da una all’altra come se fossero nostre. Mi sono laureato nel giorno del suo compleanno, non è stato facile riuscirci, è stato mio testimone di nozze, era in sala parto quando è nato mio figlio. Mia moglie, o come dice lui: “Nostra moglie” (e non siate maliziosi), lo chiama: “L’altra tua moglie” (e all’aria le ripetizioni). Ci conosciamo da quasi trent’anni. (queste sono le amicizie che è bello invidiare, basate su tanti valori positivi)         
L’amicizia femminile posso giudicarla solo dal punto di vista maschile, non saprei cosa dire se non che sarà al pari e profonda come quella dell’altro sesso, se non di più. Le donne ci sono superiori in tantissime faccende.  
Una di quei pochi veri amici che ho è una donna, non ci vedo nulla di strano. (nemmeno io)

25 – Se potessi scegliere un’epoca in cui andare con la macchina del tempo, dove vorresti andare? E perché?

Italia XII e XIII secolo, l’epoca del libro comune e dell’impero normanno. È una parte del medioevo che mi affascina molto e che sto studiando approfonditamente. Non mi farebbe schifo nemmeno la Francia dell’estate 1789. (perché proprio questa data?)          Come perché? Per la Rivoluzione, la Carta dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino! La storia del Mondo da quel momento non è più stata la stessa. Libertè, egalitè, fraternitè!            (non avevo fatto la connessione 😦 )
Direi proprio uno di questi: gente interessante da incontrare e eventi che hanno cambiato la storia del Mondo a cui assistere.   

26 – Quale libro vorresti scrivere domani?

Non ne ho idea, ho scritto da poco un soggetto per una storia distopica, ma non ne sono convinto. Forse sarà una storia di fantascienza. Un genere con cui non mi sono ancora confrontato direttamente e che mi piace molto.           
Se dobbiamo citarne uno che invece qualcuno ha già scritto e io possa biecamente attribuirmi ce ne sono troppi per fare i nomi di tutti. (ahahah)

27 – Se dovessi fare un regalo ai tuoi lettori, cosa faresti e perché?

Regalerei loro una raccolta musicale.           
Leggo e scrivo sempre con un sottofondo di musica varia tanto che ho le colonne sonore dei libri, sia che ho letto, sia che ho scritto. “La ragazza della musica” ne è un esempio lampante. (anche io di solito lo faccio, mi aiuta a concentrarmi)          
Mi piacerebbe regalare loro la mia playlist per il mio libro che stanno leggendo in quel momento.
Ho sempre chiesto ai miei lettori, per lo meno quelli che ho conosciuto personalmente, di fornirmi un brano musicale che a loro detta potrebbe essere il giusto sottofondo per il mio libro. Voglio sapere se in un qualche modo sono in linea con me.  
Per “Jean” ho pubblicato l’intera colonna sonora capitolo per capitolo, “La ragazza della musica” lascia già al lettore i titoli dei brani da ascoltare durante la lettura.         (ho scritto, anni fa, un libro dove ogni capitolo era una storia che nasceva o che aveva per sottofondo una canzone, non è stato pubblicato. Ma credo che dopo averlo rivisto e ampliato potrei proporlo all’editore 🙂 ) In bocca al lupo allora, sarei felicissimo di leggerlo.          (se mai riuscirò a terminarlo…. Volentieri)
Per “le rune di Leif” lo farò sicuramente. ( 🙂 )
Non vi stupite se poi trovate del metal accostato alla lirica e al jazz con un inframmezzo cantautoriale. Ascolto di tutto e sono convinto che la colonna sonora del libro possa essere un bel regalo per un buon lettore.   (mi piace) 
           

28 – Se domani ti offrissero un viaggio da fare subito, dove vorresti andare e perché?

Gerusalemme. Per uno storico appassionato e interessato al medioevo la Terra Santa è una meta indispensabile. In realtà dovrebbe esserlo per tutti gli storici, professionisti ed amatori come me. Sono luoghi in cui grandi civiltà sono nate, si sono scontrare con altre e sono cadute. Una culla di cultura e storia inestimabile.    (vero)
Sono anni che progetto di andarci, ma purtroppo non è il periodo adatto per certe mete. (mai disperare) Non dispero, conto di campare ancora qualche anno, per lo meno, magari la situazione migliora.        

29 – In chiusura, cosa pensi di questa nostra chiacchierata e cosa avresti voluto che ti chiedessi?

Devo dire che solitamente sono io a porre le domande e stare dall’altra parte del punto interrogativo mi lascia sempre un poco di tensione.  
In questo caso ci sono state un paio di domande che mi hanno spiazzato (quale?), quella sui nonni in principal modo, non me l’aspettavo. È stata un’intervista per conoscere l’autore e non solo il suo lavoro, non ce ne sono tante così. (infatti è questa la finalità… c’è anche la bis, non rilassarti troppo 🙂 )     
Non ho mai qualcosa da dire oltre alle mie risposte. Se non lo avete chiesto è perché non lo ritenete importante, tanto mi basta. Sta alla bravura dell’intervistatore sviscerare l’argomento. (che dici…sono promossa???)            Promossa senza riserve.          ( 🙂 )

30 – Se vuoi lasciare il link del tuo libro e copertina, se vuoi aggiungere qualcosa per farti conoscere un po’ di più, puoi farlo.

Vi lascio il link per la mia pagina da autore. Lì trovate tutto quello che vi può servire sia per quanto riguarda la sfera video-fotografica, sia per quanto riguarda quella letteraria.

           
http://www.facebook.com/carlocavazzutiautore

……………….

Grazie, spero che anche per voi sia stata un incontro piacevole, se vi è rimasta una curiosità o una domanda che avreste voluto che fosse stata fatta… scrivetemela e… magari ci sarà un seguito.

Alla prossima 🙂

MC

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