Una Tisana con … Giordano A. Ricci

Ciao,

oggi conosceremo un autore che di sicuro vi spiazzerà per la sua schiettezza ma che vi  conquisterà per la sua innata sincerità e vi regalerà tante risate…

Buona lettura:)

DOMANDE

 1 – Per iniziare dimmi dove preferisci che ci sediamo per chiacchierare con la nostra tazza di tisana e perché hai scelto questo luogo.

Oddio… la tisana. Iniziamo in salita eh. Va bene… cercherò di non essere troppo zotico. Almeno ci provo.

La veranda di casa mia va più che bene. Ti lascio la poltrona che guarda Roma e tra un po’ dovrai decidere se andare avanti con le chiacchiere o guardati il sole che tramonta dietro i sette colli. Da quel posto li vedi quasi tutti sai… (questa si chiama corruzione 😦 ,  per cui metti foto 🙂 )

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Mi pare evidente che se lasci a me la scelta tendo sempre ad assumere una posizione vantaggiosa. Quella poltrona sulla quale sei seduta mi ha tolto molte volte dai guai. Magari riesco a sfruttare la vista emozionale anche questa volta. Potrebbe tornarmi utile per il resto della chiacchierata se il discorso va a parare su terreni scomodi. (aspetta… devo trovare  la posizione giusta… e questa cosa è… cosa potrei aver trovato sotto al cuscino ….. )

Magari le chiavi del trattore che cerco da due settimane (ahahah)

 2 – Che tisana hai scelto e perché proprio questa?

Mi hai chiesto una tisana e ho fatto in modo di fartene trovare alcune che dovrai finire di preparare da sola. Sul tavolino di vimini c’è l’occorrente e i preparati. Non chiedermi di fare altrettanto.

Trovandoti in questo posto, ti sconsiglio profumi esotici. Sarebbero dissonanti con il resto.

Dal momento che quella che vedi in fondo lungo il muro di confine è una siepe di mirto, ti consiglio un profumo di sottobosco. More e mirtilli per esempio, anche se siamo fuori stagione. Entrerai più rapidamente in sintonia con il luogo dove vivo.

Io, penso si sia compreso, non sono esattamente il tipo di uomo che beve tisane. Faccio scempio della regola soltanto quando torno dal Molise con il fegato devastato dalla parmigiana di mia madre. In quel caso vado per le spicce e affogo la parmigiana nella tisana al finocchio, sperando di avere la meglio. (ehehehe,  la voglio anche io la parmigiana 🙂 )

Comunque, la tisana… ma come t’è venuta ‘sta cosa? La prossima intervista te la faccio al “Bar dei pugili” sulla maremmana o se porti ‘na fiaschetta de vino poesse che dopo che ho finito di passare la motozappa all’orto, troviamo un accordo.

Ti osserverò mentre bevi la tisana e dovrai accettare l’idea del fumo del mio sigaro toscano. (nooooooooooooo oddio il toscano, puzza 😦 )

Anche il letame puzza, ma se vuoi ottenere dei limoni profumati, devi usare il letame per concimare l’albero. Tutto è relativo.

Adesso smettila di agitare la mano davanti alla faccia che siamo a tre metri e stai a fa scena. (posso sopportare l’odore del letame. Ma il toscano no …aiutooooooo)

 3 – Se dovessi venire in camera tua, che libri troverei sul tuo comodino?

Non so se sia esattamente una buona idea venire in camera mia. Primo non è facile entrarci. Secondo è ancora più difficile uscire. Poniamo il caso che decidessi di accettare una specie di ispezione amministrativa, dovrei mostrati le cose che detengo e forse cedere parte del riserbo con il quale custodisco la mia stanza. I libri li troveresti sotto alle mutande. Quelle nere sono mie. Verrebbero fuori le cose che magari non ci si attende da me, tipo una raccolta di poesie di Neruda e il “Don Quijote de la Mancha (entrambi in lingua originale). Ovviamente siamo nel campo delle ipotesi perché la camera è ben presidiata da due cani addestrati che respingono un certo tipo di intrusioni.  (mi fai troppo ridere 🙂 , ma io so come corrompere i tuoi cani 🙂 )

Attenta! Sono abituati a scacciare le signore che si presentano al cancello con il trolley. Se ne hai uno scappa. (noooooooooooooo, ma che trolly… un mega valigione di quelli di una volta 🙂 )

 4 – E nella tua borsa?

La mia borsa è uno zainetto con la tracolla. Trovi più o meno tutto quello che ti serve per riparare una tapparella, pagare la spesa al supermercato e sostituire un rubinetto. (se abitassi dalle mie parti mi sa che ti romperei le scatole per aggiustare le cose 🙂 )

Se ci dai un’occhiata (e lì accanto al tavolino), troverai all’interno un cellulare più o meno funzionante, una scatola di sigari Garibaldi l’occorrente per tranciare, un coltello senza punta da innesto e un paio di forbici da potatura. (a cosa ti servono le forbici da potatura. Hai un giardino?)

A meno che non consideri quello che hai intorno un ologramma, la risposta è si. Sette ettari per la precisione. Un giardinetto insomma (in effetti 🙂 )

Comunque la domanda era sulla borsa no? Zainetto dunque…Solo quando entro in libreria devo portare una sacca supplementare e accendere un mutuo.

Oltre che noleggiare un furgone per il trasporto ovviamente. (capperi… )

 5 – Preferisci leggere in cartaceo o e-book?

L’ebook è comodo. Leggo in questo modo alcune cose. Diciamo le meno impegnative e quando sono in attesa nella sala d’aspetto di un ufficio; in aereo magari o nei ritagli di tempo impossibili da trovare.

Per le letture impegnative o di particolare interesse, preferisco il cartaceo. Più comodo da usare in bagno per esempio (che è il luogo di lettura che preferisco) (non l’avrei mai detto 🙂 ) o nel letto se non ho altri impegni da evadere. Il cartaceo è più intimo e poi io conosco lui e lui conosce me. Siamo attratti in maniera reciproca e conserva la mia memoria e miei appunti anche dopo decenni. (cosa ti piace appuntare?)

Pezzi di libro, riflessioni personali, disaccordi con le vedute dell’autore, impressioni, informazioni utili, novità…Un po’ di tutto. (credo che mi divertirei a leggere un libro con i tuoi appunti 🙂 )

 6 –  Hai mai letto i fumetti? Se sì, quali? Ne hai uno che ti è rimasto nella memoria?

‘Sta bona! Che sarebbe a di: “hai mai letto fumetti”? Ma me vedi? Ma m’hai preso per Kafka o Kierkegaard? Ma certo che sì! (ahahahah)

Primo fumetto della mia vita me lo sono fatto leggere da mia madre perché avevo quattro anni e non sapevo ancora leggere. Ero in ospedale per un intervento e mio padre mi portò una striscia (erano proprio strisce rettangolari lunghe) di “Black Macigno”. Lo imparai a memoria guardando le figure e memorizzando la lettura di mia madre che non coincideva esattamente con quella di mio padre, il quale, stanco com’era dopo un giorno di lavoro, provava a saltare le pagine nella speranza che non ne avessi contezza. (povero babbo 🙂 )

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Ho imparato a leggere su Black Macigno da solo e con pochissimi aiuti delle infermiere a quattro anni. Poi da quel momento ho consumato montagne di fumetti. E più tardi qualche infermiera.

A mia nonna non chiedevo dolci o altre menate da bambini, ma Topolino, poi il “Corriere dei Ragazzi” e crescendo sono diventato un fanatico dei fumetti d’autore dei disegnatori argentini e italiani. Quelli della “Lancio” per intenderci. (li conosco bene anche io 🙂 alcuni dei veri e propri capolavori) E Ancora “Intrepido, Monello, Skorpio”, senza mai abbandonare Topolino. Ma ho letto di tutto, anche fumetti a bassissima tiratura con personaggi fantastici tipo “Geppo, Nonna Abelarda, Tiramolla, Provolino, Braccio di Ferro”. Negli anni ottanta la svolta con il primo numero di Dylan Dog. Li ho collezionati tutti per oltre vent’anni. Diciamo che non esiste un solo titolo entrato in edicola, di cui non sono stato lettore compulsivo. E quando dico tutti “te ce metto pure quelli scollacciati tipo Nando, Il Camionista e Il Tromba che me saranno costati un paio de gradi de vista”.

Nel cuore… ammesso che ne abbia anche io uno come tutti gli umani ed ammesso che vadano a finire lì le cose che non si dimenticano, troveresti non un personaggio o una testata, ma proprio un fumetto… un giornalino fisico e materiale: quel Black Macigno a striscia che mio padre mi regalò quando ero sofferente. (allora devi fare la mia rubrica sul fumetto J)

Magari si…Vedremo. (ma come vedremo… la risposta deve essere… quando comincio 🙂 )

 7 –  Ti piace andare al cinema, a teatro? Cosa preferisci vedere? Quale è l’ultimo film che hai visto? Ti è piaciuto? E a teatro?

Cinema, Teatro ma anche Opera. Tutto chiuso da un anno purtroppo. Non amo il cinema Francese (lo detesto proprio) e quello inglese mi annoia. Mi fanno ribrezzo i cinepanettoni e le cose che ad essi si allineano. Le pellicole che amo di più sono quelle degli anni cinquanta in bianco e nero.

Il teatro mi affascina ma gli attori che ho amato e seguito a teatro sono quasi tutti morti o inattivi. Quando vado, lo faccio per inerzia e poca convinzione. Dopo Albertazzi, faccio fatica a riconoscere un attore con quello spessore artistico. Forse solo Proietti…Ma neanche lui vedrò più a teatro.

 8 –  La TV la guardi? Cosa? Ci sono serie TV che segui? Una serie TV che hai visto quando eri più giovane e che ti è rimasta nel cuore.

La TV mi annoia. Un tempo ne ero un gran consumatore. Periodo del matrimonio per intenderci. Poi la TV l’ho gettata al cesso…Cioè una almeno. Nel mio soggiorno ho un vecchio televisore del 2000 per intenderci. Non vedo l’esigenza di cambiarlo dal momento che è lì per intercettare la polvere. Ed uno nuovo ad occhio e croce sarebbe meno utile per questa funzione.

L’ultima serie TV che ho visto perché era fatta veramente con uno stile innovativo è stata Lost. Ma cos’era… quindici anni fa? (una serie bella, anche se il finale…. Ha deluso 😦 ).

Questione di gusti. A me è piaciuto. (se non ricordo male… proprio lineare non era 🙂 )

 9 – Domanda classica, quando hai iniziato a scrivere e perché.

E diamine… non lo so.

Credo già a sei o sette anni scrivevo delle cose. Ti faccio un esempio: se la maestra assegnava un compito scritto dal titolo: “descrivi la tua domenica tipo” , io scrivevo mezza paginetta per assolvere l’impegno e cinquanta fogli su quello “che mi sarebbe piaciuto fare la domenica”. Veniva fuori di tutto. A quell’età già leggevo un libro al giorno e quindi mi inventavo posti mai visti con un realismo che mi stupisce ancora oggi a rileggere quelle cose. (povera maestra 🙂 )

Poi ho sempre scritto… ,a questa è una storia diversa che so già che mi chiederai nel proseguo della chiacchierata. Scrivevo storie per me e per le ragazzine o le donne di cui mi innamoravo; scrivevo racconti che chiudevo nei cassetti e migliaia di pagine imbrattate in tutti i modi: dalla penna alla tastiera, passando per la macchina da scrivere e la stampante ad aghi. (hai conservato qualcosa di quei periodi?)

Quello della conservazione dei testi è un dramma moderno. Ti spiego: le cose scritte a penna in parte sono restate. Alcune le ho perdute tra i mille traslochi in giro per il mondo, altre sono finite nel cestino delle cose giudicate inutili dalla mia ex moglie.

La vera tragedia riguarda tutto quello che è stato scritto in digitale. La tecnologia cambia, i P.C. si rompono o si sostituiscono e non sempre si ha l’intelligenza di riversare tutto sulla tecnologia più recente.. (ne so qualcosa 😦 ) Ho migliaia di pagine che sono nascoste in floppy disk che nessun elaboratore moderno legge e altre che sono finite in discarica con gli elaboratori che le contenevano. Un dramma appunto: quello della conservazione delle cose che si scrivono per se stessi. Sono destinate a sparire inesorabilmente.

Tornando alla domanda…Diciamo che la scrittura ed io siamo stati amici, fidanzati, amanti, ma non “se semo mai sposati” perché abbiamo sempre voluto tenere distante la noia da questo rapporto, pur tenendo questa relazione molto intima.

La scrittura in termini narrativi è venuta fuori da questo lungo rapporto il giorno che ha perso la sacralità alla quale l’avevo relegata. Avevo già scritto libri di testo universitari… roba grigia piena di numeri e articoli scientifici. Poi un giorno d’estate di qualche anno fa, mi trovavo sotto il patio della casa al mare e non avevo voglia di starmene sbragato sulla spiaggia a guardare culi.

In tre giorni scrissi un libro che voleva essere un gioco e che poi diventò una specie di droga. Venne fuori una storia che feci l’esperimento di pubblicare in modalità self e che in pochi mesi vendette uno sproposito di copie. (però…. E di cosa parlava?)

Uhmm…Non sono sicuro che sia una buona idea rispondere a questa domanda. Era un gioco e lo presi come tale. Poi ci finirono dentro un sacco di riflessioni e l’idea che si concretizzava scrivendo quella storia era quella di provare a inchiodare il lettore sul pregiudizio facile per poi demolirlo.

Ovviamente saccheggiai, come spesso faccio, la mia vita personale. Il protagonista aveva i miei vizi, le mie convinzioni e anche le mie perplessità. Andò a finire che lanciai questo libro per scherzo e rimasi sconvolto da quello che ne derivò.

Questa è la verità. Poi magari se mi chiedi di più te lo dico anche, ma credo che la domanda sia rivolta a capire come si passa da una vita di un certo tipo a quella di colui che impiega il proprio tempo libero a sporcare le pagine con la tastiera. Ecco… nel mio caso ha giocato il rapporto che avevo con la scrittura e quel curioso pomeriggio d’estate nel quale ero piuttosto stanco di rispondere alle sollecitazioni che mi provenivano dalle signore che mi invitavano a bere prosecco al bar della spiaggia. (diciamo, che preferivi esser sobrio invece che…ubriaco 🙂 )

Ho una sopportazione alcolica elevata. (io no 😦 )

10 – Come mai hai scelto questo genere di scrittura?

Io scrivo cose vere. Cioè cose che capitano alle persone normali come me e te. Nella vita delle persone ci sono i problemi, l’erotismo, le bollette della luce, il messo di Equitalia, le macchine che si rompono, le barzellette e le tragedie. Mi piace essere crudo perché la vita non si osserva dal filtro di una fotocamera.

I miei personaggi non sono frutto di una visione onirica. Sono le persone che ho incontrato nella vita, sono io, la mia tabaccaia, l’autista della metro, il tuo capo…Persone normali che s’incontrano la vita.

Ora io di vite ne ho vissute abbastanza per farmi ritenere che quello che accade è di gran lunga superiore ad ogni fantasia. Non faccio altro che raccontare storie possibili di gente normale che vive situazioni che ritengono impossibili. (scusa, non per farmi i fatti tuoi… ma quanti anni hai…80, 90…1000 🙂 )

Magari mille. La gente normale impiega quel tempo per mettere insieme tutte le cose che ho conosciuto. A me è andata di lusso: la vita mi ha gettato tutto in faccia e non mi ha dato il tempo per decidere se fosse giusto o no.

Ora siccome la domanda è sul perché ho scelto questo genere, la risposta che ti do è perché le cose che scrivo le conosco e sono convinto che nessuna mente può essere più dettagliata di quella che ha osservato.

11 – Posso chiederti che lavoro fai o che hai fatto? Mi sembra di capire che sei andato a lavorare all’estero come un cervello in fuga.

Se vuoi sapere come mi guadagno da vivere, devo rispondere che faccio l’ingegnere e insegno le cose che so agli studenti universitari. Ogni tanto mi faccio cacciare da qualche ateneo per via della mia scarsa propensione all’omologazione, ma poi mi richiamano. (avrei voglia di assistere ad una delle tue lezioni …. Ingegnere in cosa?).

Dovresti litigare un posto. Ho metodi molto…Come dire? Alternativi. Se sto pulendo una stalla e ho dimenticato che è giorno di lezione, è probabile che vada in classe con gli stivali sporchi di letame e i jeans da lavoro. Ai ragazzi indico la strada poi tocca a loro percorrerla. Con quali scarpe è solo una questione di scelta. Quelli che scelgono un paio di scarpe di tendenza o un tacco da strafiga, finiranno il percorso con i piedi pieni di piaghe e magari impiegheranno più tempo. Sempre se arrivano…

Quelli che hanno usato scarpe comode senza curarsi troppo della forma, potranno tagliare per i campi e arrivare senza piaghe ai piedi. (il mio prof. Ideale 🙂 )

Faccio a meno della forma se la sostanza è inesistente e questo non è un concetto prettamente accademico.

Se poi vuoi sapere che “lavoro” faccio, devo portarti qui dietro all’oliveto. Ho migliaia di piante di cui prendermi cura. Quello è lavoro vero, cioè fatica. La terra è sudore. Raccolgo olive, zappo l’orto, aro porto il trattore, macino al frantoio e poto gli olivi. Ti basta per considerarlo un lavoro? (bene, allora mi sa che ti chiederò come fare con  le olive,  ho una pianta e ….)

Una pianta? Io ne ho qualche migliaio. (il solito esagerato 🙂 )

Vuoi sapere che senso do a tutto questo? Te lo spiego in un modo. Un giorno un allievo mi chiese quale era il segreto per progettare una struttura in maniera corretta. Gli diedi appuntamento qui da me in campagna il giorno dopo e lo portai sotto una pianta d’olivo di cinquecento anni.  Lo feci sedere e gli dissi. “bene… resta qua ad osservare l’albero. Io vado a riposare perché più tardi dovrò vangare l’orto. Quando torno se non avrai sprecato questo tempo avrai la risposta”. Quando tornai il ragazzo aveva la bocca aperta e continuava a fissare l’olivo. Gli chiesi se aveva la risposta alla sua domanda e mi disse di si. Quel ragazzo oggi insegna negli Stati Uniti ad altri ragazzi come si progettano strutture comp lesse. (cosa sono le strutture complesse? E complimenti, mi sa che come insegnante sei molto apprezzato 🙂 )

Le strutture complesse sono quelle che la maggior parte degli ingegneri si caga sotto a progettare. Noi le facciamo sul serio. (sono sempre più curiosa L:( )

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(ma sei un  indovino?)

Non sono un indovino.La risposta delle cose complesse è nelle cose semplici. Se si conoscono le regole semplici della natura, il resto è possibile. Quelli che hanno costruito le piramidi e il Colosseo usavano queste regole. Le stesse che adopero per potare un olivo o costruire un palazzo di venti piani usando solo il legno.

12 – Sei nato nel Molise ma sei andato in giro per il mondo con il tuo lavoro. Cosa ti ha insegnato la vita in altri posti e cosa ti è mancato di casa tua.

Quando ho lasciato il Molise ero un ragazzino inquadrato e piuttosto timido. Avevo appena compiuto diciotto anni e mi stavo trasferendo a Roma per studiare. A quei tempi ci volevano quattro ore di treno per coprire i duecento chilometri di distanza.

Occhiali da miope, capelli con la riga e timidezza sparirono in pochi mesi. Potenza delle notti a San Lorenzo.

A ventiquattro anni avevo una laurea in ingegneria e centocinquanta dollari in tasca. Mio padre mi comprò un biglietto aereo e dopo una settimana ero in Centro America a lavorare con una grande multinazionale. Qualcuno mi notò e mi portò negli Stati Uniti: Florida, culi, tette, lavoro, sudore, sacrificio. Ho finito il mio dottorato di ricerca a distanza e ho accumulato conoscenze di vita che non avrei mai maturato sotto la campana di vetro della famiglia.

A quei tempi una telefonata in Italia costava quanto una settimana di lavoro. La prima la feci dopo più di un mese ed ovviamente parlai con mia madre. Sono rimasto in America un po’. Il tempo di cambiare prospettiva alla mia vita.

Da quella esperienza ho imparato che certi culi sono tutti uguali, ma le teste cambiano e non sempre per come uno se lo aspetta. Poi ho imparato che si sopravvive anche senza il superfluo e che ad ogni azione della vita, così come nella fisica elementare, corrisponde un’azione o una conseguenza. (si sei un  indovino 🙂 )

Ancora…

13 – Adesso vivi nella campagna romana, come mai questa scelta?

In parte ti ho già risposto. Ho comprato questo posto in un’altra vita. Pensavo altre cose allora. Poi mi sono ritrovato a dover cominciare da capo e sono andato ai piedi di quel boschetto di bambù che vedi li in fondo e ci ho seppellito tutto quello che non mi serviva più, tipo amore, cuore e cazzate simili. Se vuoi sapere la verità ci ho anche sputato sopra. (vedo la scena)

Ho fatto di necessità virtù ed infine è diventato il mio stile di vita. Posso permettermi di essere quello che voglio essere perché qui le uniche regole che contano sono spietate: il caldo, il freddo, la siccità, le piogge. Niente che tu non possa codificare con il ciclo della luna o con quello del sole.

Qui se fingi o ignori una delle regole fondamentali, vieni punito. Quando vivevo al centro di Roma neanche lo vedevo il sole. Era una vita di plastica fatta di orrende mascherate e azioni demenziali ripetute come se fossero rituali, tipo: il cinema il sabato sera, la prenotazione sei ore prima del tavolo nel ristorante di moda, le ore passate a mendicare un parcheggio, gli aperitivi tutti uguali, le aperi-cene gli aperi-minchia ecc. Vuoi che continui? Sarei impietoso. Ognuno sceglie come vivere ed io ho scelto di bruciarmi al sole, di rovinare le mani anziché ammattire con le cremine, di alzarmi alle cinque per governare le stalle e prendermi il gusto di arrostire le salsicce sulla brace del camino al posto di frequentare tavoli inconsistenti di persone che non hanno altro da dire che non sia incentrato su se stessi.

Vengo da una famiglia con nonni contadini. Ho imparato prima a potare le viti e poi a scrivere. Non ho mai rinnegato le mie origini e caparbiamente le ho ricercate. La vedi questa camicia di jeans? La porto anche in estate quando il resto del mondo va in giro con “bermuda” osceni e T-Shirt di tendenza. Serve per proteggersi dalla puntura degli insetti, così come gli stivali da monta servono per calpestare qualsiasi cosa, serpenti compreso. (mai rinegare le proprie radici… ci portano ad essere chi siamo)

14 – Ti va di raccontarci quando hai ricevuto in regalo una macchina da scrivere Olivetti lettera 22?

Avevo dodici-tredici anni. La mia prof. di italiano non riusciva a credere che ogni giorno leggessi un libro nuovo dalla biblioteca di classe. Avevo già letto Deledda, Verga, Silone, Jovine, Pirandello ed ero affascinato da quel genere di scrittura. (la biblioteca doveva essere molto fornita di libri).

In realtà no. La prof. mi portava da casa i suoi. (ahhh ecco 🙂 )

Finì che presi in prestito una cinquantina di fogli protocollo dal cassetto di mio padre e con una penna a sfera blu, cominciai a scrivere una serie di racconti. Roba infantile si intende. Cose di cui non ricordo il contenuto perché quello che è venuto dopo ha superato di gran lunga il senso di ciò che avevo composto.

Per rendere il concetto, a quei tempi ero molto diverso da ora: mi vergognavo del mio aspetto da secchione dell’apparecchio ai denti e degli occhiali da talpa. Di dichiararsi ad una ragazza neanche a parlarne. Cercavo di venire fuori dalle mie insicurezze scrivendo perché era quello che mi riusciva meglio.

Mi venne l’insana idea di provare a trovare un editore interessato ai miei racconti. Una cosa folle per un ragazzo di dodici-tredici anni. Fu così che una sera di novembre con i miei fogli scritti a mano, vinsi la mia timidezza e bussai alla porta dell’unico editore della mia città. La segretaria che aprì la porta, non riuscì a trattenersi dal ridere, quando spiegai il motivo della mia presenza.

Stavo già per andare via con le lacrime agli occhi, quando dalla sua stanza uscì un uomo molto elegante che disse qualcosa alla segretaria e mi invitò ad entrare nel suo studio. (doveva essere una persona veramente speciale)

Infatti…Era l’editore in persona ovviamente e mi fece accomodare sulla poltrona davanti a lui. Posai sul tavolo i miei fogli scritti a mano, pieni i correzioni e cancellature e l’uomo che avevo di fronte mi chiese per quale ragione ritenevo che le cose che avevo scritto fossero meritevoli di essere pubblicate.

Ero confuso e risposi qualcosa credo a fatica. Ma per me aver superato la stessa paura del rifiuto era già un notevole passo verso quella maturità che avrei trovato diversi anni dopo.

L’editore fu molto gentile e mi ascoltò. Mi chiese di lasciare i miei manoscritti sul suo tavolo e di tornare dopo due settimane da quel giorno. E così feci.

Quando bussai la seconda volta, la segretaria mi accolse come si accoglierebbe un adulto importante e mi chiese gentilmente di aspettare che l’editore finisse la riunione che era in corso.

La riunione finì e le persone che erano dietro la porta chiusa andarono via lanciandomi a malapena uno sguardo. L’editore che mi aveva intravisto nella sala d’attesa, mi chiamò per nome e mi invitò a sedere sulla stessa poltrona che avevo già occupato due settimane prima. Poi mi disse:

«Ho letto i tuoi racconti e mi sono piaciuti molto. Purtroppo la mia casa editrice ha una linea diversa dal materiale che hai prodotto. Mi sarebbe difficile pubblicare questo lavoro in questo momento, ma tu non devi smettere di scrivere.»

Avevo realizzato che quello che mi si prospettava era un rifiuto, ma non si rivelò tale. Il vecchio editore mi parlò di come si deve fare nella vita per coltivare i sogni e di come questi servano a migliorare il mondo. «Dietro ogni grande passo dell’umanità c’è stato almeno un uomo o una donna che hanno avuto una visione.» Mi disse. Poi aggiunse cose che ho perduto nei dettagli ma non nell’essenza. Infine si alzò dalla sua scrivania e andò a prendere una scatola grigia con due bottoni in metallo e l’aprì. Dentro c’era una Olivetti lettera 22. Era una macchina da scrivere portatile che era il sogno di ogni ragioniere, geometra, ingegnere e diplomato dell’epoca. Costava quasi uno stipendio e non tutti se ne potevano permettere una.

Pensavo che me la stesse mostrando per farmi capire come avrei dovuto preparare i prossimi lavori, ed invece alla fine della spiegazione su come si usava mi disse: “è tua! Consideralo il mio personale contributo per lo sviluppo dei tuoi sogni”. Quell’uomo era Enzo Nocera.

Quando tornai incredulo a casa, mio padre non credette ad una parola di quello che gli raccontai e il giorno dopo mi portò dall’editore per restituire la macchina da scrivere che temo dovette pensare addirittura che avessi rubato. Nocera fece entrare mio padre nel suo studio ed io restai nella sala d’attesa. Quello che si dissero non l’ho mai saputo. So solo che quando mio padre uscì dalla stanza, aveva nelle mani la “lettera 22” e mi disse: «puoi tenerla. E’ tua. »

(Uomini così non si trovano più… l’hai più rivisto?)

Diverse volte. Ma non abbiamo più parlato di quell’episodio. Si parlava di calcio, di libri, di parole e di altre cose che riguardavano la visione delle cose. (deve essere stato orgoglioso di te 🙂 )

15 – Ricordi quali insegnamenti hai ricevuto con questo regalo e chi fu a fartelo?

Ho già detto abbastanza sull’episodio. Col tempo ho capito la grandezza di quell’Editore. Se mi avesse mandato via fingendo elogi per il mio lavoro (che probabilmente non lesse mai), ma in sostanza bocciando l’idea stessa, avrebbe distrutto i sogni di un ragazzino che intuiva essere fragile e che forse non avrebbe mai più scritto nulla nella sua vita. Invece di distruggerlo, quel sogno lo alimentò perché è sulle nuove generazioni che si costruisce l’umanità. Sui sogni dei giovani si regge ogni conquista umana.

Ho ancora gelosamente custodita quella “lettera 22”. (ci credo 🙂 )

16 – Hai un genere che preferisci leggere quando ti vuoi rilassare? Un autore che preferisci in particolare op. no.

Leggo pure le istruzioni e la composizione del detersivo per la lavatrice. Qualsiasi cosa va bene, purché non sia banale o melensa o scontata. Ho un debole per le grandi biografie e per la storia romana e quella ottocentesca. Ci sguazzo in quel contesto storico. (ok…allora faccio un azzardo…. Se mai leggerai quello che scrivo… sarei proprio curiosa di sapere che ne pensi. Ma mi raccomando… non essere troppo cattivo 🙂 )

Basta che non scrivi romance patetici che scopiazzano Mr Grey. Il resto lo leggo volentieri. (guarda che ti prendo in parola e te li mando 🙂 )

Poi non sono cattivo “E’ che mi disegnano così…” (Cit.) (mi ricordano qualcuno…. Ma chi…… 🙂 )

17 – Immaginiamo che questa sera ti venisse offerto di andare ad assistere a un incontro con un autore a scelta (può essere vivente o no, in Italia o in qualsiasi parte del mondo) chi vorresti incontrare e perché?

L’unico per cui farei carte false è Indro Montanelli. Sono cresciuto con i suoi libri, i suoi articoli, la sua penna graffiante e irriverente. Avrei un mucchio di cose da chiedere, a cominciare da come si cambiano i perni alla “lettera 22”. Quasi tutti i suoi scritti sono usciti da quei tasti. (ahahaha)

Non ridere! E’ vero. Montanelli ha scritto quasi tutti i suoi articoli dagli anni 60 in poi con una Olivetti lettera 22 e anche parte della “Storia d’Italia” e altri libri. Lo avrà saputo come se aggiustano i perni…

18 – Immaginiamo adesso che potessi invitare qualcuno qui con noi a bere una tazza di tisana, chi inviteresti e perché?

Ancora co sta Tisana? Maremma cinghiala… Dai su. È un cliché troppo stereotipato (per me) quello della tisana. Un tempo andavano di moda le bustine di the esotico. Che poi l’idea stessa di “bustina” per il the è una mezza eresia. Tipo la mozzarella di bufala del supermercato. Adesso si ragiona di tisane al “cocco e cardamomo” per darsi un taglio sofisticato. Ma a Tivoli non cresce il cardamomo e manco il cocco. Dunque se vogliamo approfondire una conoscenza, le superfetazioni le dobbiamo proprio demolire. Cominciando dalla tisana appunto. E quello che lo dice ha frequentato i bar più scalcinati e quelli più puzzolenti del pianeta. Ha mangiato cavallette, grilli, serpenti e bevuto schifezze di cui neanche ricorda il nome. Ha vissuto in un cantiere nella foresta del Guatemala per otto mesi, ha pulito cessi che sembravano fogne a cielo aperto, ha le mani sporche di terra e gli stivali da monta lordi di letame e pensi che abbia bisogno del cardamomo per fare due chiacchiere? Ci si può accordare su una birra o un Rhon…Va bene pure il vino de Frascati o il lambrusco col formaggio. Ma la tisana la lasciamo ad un cliché di intellettuale imbranato che non mi appartiene (ahahah, e va bene, vada per una birra :), ma come la preferisci, chiara, scura, alla spina, in bottiglia …..)

Come te pare basta che n’è na tisana

E visto che devo invitare qualcuno, tra orsi ci si intende…Alessanda Micheli.  (perché lei?)

Ecco…Due fette di porchetta e per il vino non si guarda l’etichetta. Perché? Perché è una persona vera senza coperture di facciata e perché non si schifa se magno la porchetta con le mani. (oddio…un panino con  la porchetta lo mangerei volentieri 🙂 )

Seeee un panino…Noi la porchetta la compramo a chili. (esattamente dove è che abiti 🙂 )

19 – Immaginiamo di essere a una festa in costume, quale abito o maschera vorresti indossare e chi vorresti che ti invitasse e che ballo vorresti fare con lui o con lei?

È che è la prima intervista… devo contenere il turpiloquio. La mia considerazione di questo genere di “feste” è veramente misera.

Non mi piacciono le feste in maschera. Tutti portano una maschera e aggiungerne un’altra non cambia il livello della finzione. (ufffaaaaaaaaaaaaaaaa, fantasia pochina vero 😦 )

Ah si? Invece l’idea della festa in maschera è originale vero?

Posso considerare un invito in un locale dove si balla latino ma detesto le feste di quarantenni e cinquantenni imbolsiti a caccia di una seconda chance. Sono cinicamente critico! (che tipo di ballo?)

Balli latini. Solo il tango argentino non è nelle mie corde…Cioè non mi sono mai applicato. Di fatto è solo di recente che è venuto alla ribalta. Negli anni ottanta eri considerato un dinosauro se ballavi il tango argentino. (aspetta.. mi stò immaginando un orso che balla la…lambada 🙂 )

20 – Ami gli animali? Ne hai uno? Vuoi postare una sua foto? Chi comanda, lui o te?

Vivo in una tenuta di sette ettari. Non in un appartamento su Via Nomentana. Ho due cavalli, sette asini, tre cani, quattro gatti, una ventina di galline e carpe e tinche nel laghetto. Se ti aspetti il tipo col cagnolino che porta a spasso tre volte al giorno siamo fuori strada. Io sono costantemente in mezzo agli animali. Diciamo che parlo la loro stessa lingua. (voglio le foto…sono curiosaaaaaaaaaaaaaa 🙂 ) (e loro dovrebbero tenermi a bada… ma li riempio di coccoleeeeeeeeeeeeeee)

Mi muovo a cavallo o a dorso d’asino nella tenuta. Ho gli stivali da monta anche quando dormo e i cani sono addestrati a tenere alla larga le signore troppo esuberanti. (vuol dire che non posso venire a curiosare … sei proprio ……:( )

Dipende se te porti il trolley. In quel caso spero tu abbia gambe molto veloci. (ehehehe, io uso le scarpe basse 🙂 )

Se vado al mare si muove l’arca di Noe. (ahahaha)

Mi chiedi chi comanda…Nel senso che ti aspetti una risposta da canaro o gattaro esaurito? Guarda che con gli animali bisogna entrare in sintonia. (in una discussione tra  te e loro, chi ha l’ultima parola? 🙂 ) La vita propria e la loro è scandita da reciproco rispetto. Io parlo con le volpi, con i tassi, con i cinghiali, con i pettirossi. Che pensi che gli dica? “Scusi signora volpe, vorrei poterla fotografare per postare la sua foto su Facebook?” Gli dico di stare alla larga dal pollaio e se si comporta bene gli porto anche la cena e quasi sempre ci si intende. (mi fai troppo ridere 🙂 )

Va bene…farà anche ridere. Ma la gente ha rapporti innaturali con gli animali. Li umanizza quando quelli so’ cani, gatti, volpi, cinghiali…

Ho animali che sono mie amici. Non ho peluche che chiamo “cicci, amore, tesoro del papà”. Sono esseri viventi che mi accompagnano e che considero compagni di vita.

21 – Passiamo a parlare dei nonni. Che rapporti hai con loro? Ci sono ancora? Se no, cosa vorresti potergli dire se avessi la possibilità di avere 5 minuti in loro compagnia? Se invece sei fortunato e li hai ancora tutti…  dove vorresti potarli in gita e perché?

Magari ad averceli ancora. Sono un cinquantenne d’assalto, mica uno sbarbatello alle prime manovre. Ho avuto nonni longevi che mi hanno insegnato quasi tutto. Legame perpetuo, indissolubile e indistruttibile.

Mia nonna paterna non ha mai visto il mare e non sapeva né leggere né scrivere, ma poteva ribaltarti come un calzino e tenere a bada un esercito con la forza dello sguardo. L’altra mia nonna ha zappato fino a novantasei anni e ha cresciuto due figli da sola essendo rimasta vedova a trent’anni. Altre generazioni, altre donne, altri tempi. Ora mi perdonerai se passo oltre. (è vero,  una generazione che non ritorna…)

22 – Stessa domanda, ma rivolta ai tuoi genitori.

Sono figlio di un ragazzo emigrato in Venezuela a diciassette anni e mezzo che si è fatto da solo tirando su non so quanti palazzi e di una sarta che era talmente brava da disegnare da sola i suoi modelli. (due genitori speciali)

Gente semplice che non ha mai del tutto compreso la propria grandezza. La vita prende giri assurdi, ma ritorna sempre al punto di partenza. Mi prendo io cura di loro adesso. (come io di mia madre)

Si sono sacrificati per tutta le loro esistenza in maniera indicibile. Adesso tra un invito per una serata ad alto tasso erotico e una cena con loro a guardare “Chi l’ha visto”, non sto a pensarci più di tanto e mi sbologno la Sciarelli fino alla frantumazione millesimale degli zebedei. Devo aggiungere altro? Serve? ( quanti anni hanno?)

Ottantotto e ottanta. (però. Complimenti 🙂 )

23 – Cosa pensi dell’amicizia maschile e al femminile? Hai una amica o amico del cuore?

L’amicizia è una condizione sublime che non ha una collocazione di genere. Con gli anni si fa selezione e restano solo le amicizie che hanno vissuto su basi disinteressate. E non è una questione di maschio o femmina. Le difficoltà nelle amicizie sorgono quando subentrano fidanzate, mariti, mogli, amanti e appendici varie. Chi non ha vissuto il travaglio di quel rapporto amicale, mal digerisce l’idea di non avere l’esclusiva su quello o quella che ritengono una proprietà di diritto. Le amicizie non finiscono in questi casi, ma si pongono in quiescenza. Come tutti ho conosciuto questa variante. Discorso a parte merita la famosa questione della promiscuità dei generi in materia di amicizia. Per avere speranza la cosa deve abolire due parole: sesso e amore. Senza questa scrematura si finisce sempre per incasinare le cose e l’amicizia manco parte. E’ una finzione. (ha una sua logica)

24 – Se potessi scegliere un’epoca in cui andare con la macchina del tempo, dove vorresti andare? E perché?

Ma come ti viene? Io sto bene dove sono e neanche sono nostalgico di tempi passati. Mi godo la mia consapevolezza, la mia sicurezza, le scelte che ho fatto. No… per carità… non voglio andare da nessuna parte. E poi a fare che? Il tempo è un concetto fisico che ha senso per descrivere la traiettoria di un pianeta, ma che per quel pianeta non vuol dire una emerita mazza. Alla fine è una cosa che esiste ma solo per spiegare cose di cui non possiamo fare a meno. Sono talmente curioso del presente che una trasposizione temporale mi farebbe venire l’ulcera allo stomaco. (ma a fantasia sei messo maluccio sai 😦 )

Certo…Perché per avere fantasia utile tocca sapè usà la macchina del tempo. La fantasia più positiva si chiama curiosità.  (mi sa che con  la tisana bis potremmo avere dei problemi io e te 🙂 )

Andiamo avanti!

25 – Quale libro vorresti scrivere domani?

Quello che volevo scrivere l’ho già scritto. Ho impiegato vent’anni per trovare la forza di farlo e tre anni per riprendere a scrivere dopo averlo finito.

Troppo difficile affrontare certi argomenti per me, ma alla fine è stato un atto liberatorio. Dunque sono contento di averlo fatto. A mio avviso è la cosa migliore che io avessi mai scritto e forse la migliore di quelle che mai scriverò. Ma magari lo penso perché si porta dentro troppe cose che non potevano stare da un’altra parte.

Mi perdonerai se non cito il titolo. Ho appena ceduto i diritti a Sàga Edizioni e non voglio rovinare un progetto editoriale per un atto di vanità. (si…sei proprio … irritante 🙂 )

E lo so…L’ho sentita tante volte sta frase da chi siede su quella poltrona. (ma non  mi dire 🙂 )

26 – Se dovessi fare un regalo ai tuoi lettori, cosa faresti e perché?

Ma che ne so… magari cinque litri di olio buono (se vuoi…io lo accetto volentieri 🙂 ). Quello che faccio io senza pesticidi e schifezze varie. Solo che non produco così tanto olio e quindi al massimo posso garantire bruschetta senza aglio con i pomodori del mio orto. E già sarebbe un problema perché dovrei mediare con i cani la presenza continuata nel mio giardino di persone che loro sono abituati a vedere come estranei.

Poi ho scoperto di avere molte più lettrici che lettori e quello pure sarebbe un mezzo problema perché ogni tanto mi tocca far presidiare il cancello sempre dai cani. (come si chiamano e voglio vederli 🙂 )

Paquita, Benedetto e…No come si chiama la terza non lo dico…Non ora almeno. Dico solo che è arrivata mentre scrivevo l’ultimo libro. (potrei pensare male 🙂 )

27 – Se domani ti offrissero un viaggio da fare subito, dove vorresti andare e perché?

Troppo complicato per me viaggiare. Ho il lavoro, l’università, la campagna, gli animali, degli anziani genitori di cui occuparmi. Ho viaggiato anche troppo nella vita. Credo di aver visto quasi tutto quello che mi interessava vedere.

Ho fatto così tanti chilometri in moto da aver fatto la fortuna delle aziende che producono creme per le emorroidi. Ho preso più aerei io di un papa e viaggiato per mare da un continente all’altro. Che me ne faccio del viaggio se il mio interesse primario e per le cose che ho e che non ho ancora del tutto compreso? Ho un albero di olivo che ha quasi mille anni. Ha resistito a almeno un paio di fulmini e migliaia di tormente eppure è li. Non bastano quindici uomini per abbracciarne il tronco. Sto cercando di capirlo da 17 anni e non vedo proprio l’esigenza di andare a visitare un altro albero se prima non ho risolto il mistero di questo che ho in casa. (sei uno spasso 🙂 )

Pure te. Se non altro non sei ancora scappata urlando: “E’  pazzoooo aiutooo” (ma io i pazzi li rincorro con  il mattarello 🙂 )

28 – In chiusura, cosa pensi di questa nostra chiacchierata e cosa avresti voluto che ti chiedessi?

La tisana te la perdono perché è la prima volta che ti siedi a chiacchierare con me (allora niente tisana bis?????). La prossima volta dovrai attrezzarti meglio con luoghi e bevande appropriate e non essere così ardimentosa da prendere la via della mia stanza. A qualche domanda ho risposto a fatica, tipo quella del ballo in maschera e quella sui viaggi o la macchina del tempo. Ma credo che sia molto legato al mio modo di essere parecchio fuori schema. Le equazioni in fatto di personalità sono sempre difficili da fare. Ci metterai un po’ ad inquadrarmi e se trovi la soluzione fammi un fischio. (aspetta devo andare a cercare un fischietto funzionante 🙂 )

29 – Se vuoi lasciare il link del tuo libro e copertina, se vuoi aggiungere qualcosa per farti conoscere un po’ di più, puoi farlo.

Non lascio una beata mazza. (ma sei proprio scorbutico 😦 )

Mi hai chiesto una chiacchierata e a me sta bene così. Del resto tra qualche giorno uscirà un mio lavoro per Sàga Edizioni e ci sarà chi si occuperà delle cose che stanno dietro ad un progetto editoriale. Non scrivo per soldi. Quasi tutto quello che ho incassato con i precedenti lavori l’ho devoluto per qualche causa migliore della mia.

Adesso guardati il sole che tramonta su Roma ed il prossimo appuntamento già sai…Bar dei Pugili sulla maremmana. (ma…anche qui non si sta’ poi così male…..)

……………….

Grazie, spero che anche per voi sia stata un incontro piacevole, se vi è rimasta una curiosità o una domanda che avreste voluto che fosse stata fatta… scrivetemela e… magari ci sarà un seguito.

Alla prossima 🙂

MC

mcbuoso1blog@gmail.com

Una risposta a "Una Tisana con … Giordano A. Ricci"

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